“Gli occhi e le orecchie del re” potrebbero arrivare anche nel cuore della città. Non si tratta però di funzionari persiani che controllano un impero, ma del controllo di vicinato, ossia collettivi attenti alla sicurezza dei cittadini in collaborazione con la Polizia locale. Dei dodici Quartieri, il Centro urbano è l’unico, oltre a Borello, a non avere ancora attivato il progetto “Occhi attenti su Cesena”, attivo dal 2019. Proprio per questo, due sere fa, il Consiglio insediato di recente ha voluto organizzare una serata informativa, per conoscere nei dettagli il consolidato progetto ed estenderlo agli interessati.
Attualmente sono 22 i gruppi di controllo di vicinato operativi in città, per un totale di 1.469 cittadini coinvolti. L’anno scorso sono state 43 le segnalazioni giunte da queste “antenne” che sono state prese in carico da chi di dovere.
La presidente del Quartiere Centro urbano, Daniela Panzeri, ha spiegato:; «Ci siamo interrogati su cosa potessimo fare per recuperare quel senso di coesione comunitaria e abbiamo ritenuto importante promuovere questo servizio. I cittadini non possono sostituirsi al lavoro delle forze dell’ordine, ma rispettando certi canoni possono collaborare. La sicurezza è un bene pubblico e spetta a tutti noi tutelarla».
All’assemblea era presente l’assessore alla Sicurezza Luca Ferrini, mentre il compito di spiegare il progetto e a rispondere alle domande dei cittadini è toccato alla vicecomandante della Polizia locale, Laura Gennaretti.
L’assessore ha evidenziato che «questi collettivi non sono ronde. Esiste un protocollo discusso tra amministrazione e Prefettura su come i cittadini che aderiscono al progetto si devono comportare, con limiti e prerogative. È fondamentale in ogni gruppo stabilire un coordinatore serio, che faccia da fulcro tra Polizia e gli altri membri. Questo è un quartiere molto eterogeneo, con aree e dinamiche differenti tra loro». La mancata adesione del Centro urbano fino ad oggi è stata spiegata così da Ferrini: «La geografia edilizia è diversa: nei quartieri periferici predominano abitazioni singole, giardini, campi, in centro sorgono più palazzi. C’è un’altra percezione di comunità. Inoltre, in centro il flusso di persone è vario e maggiore, disincentivando le azioni dei malviventi e rendendo più difficile il riconoscimento di una situazione anomala. Un altro fattore è l’illuminazione costante, che funge da repellente».
Consiglieri e cittadini hanno chiesto chiarimenti ed espresso i loro dubbi. Sono emerse domande su cosa nella chat possa essere segnalato o meno, sul ruolo che i cittadini devono mantenere, sulla valenza del progetto e sulla possibilità di coinvolgere anche gli esercenti.
«In chat - ha risposto Gennaretti - il coordinatore deve segnalare ciò che non è classificabile e non ha un suo perché. Il resto deve essere messo su “Cesena Segnala” o altri canali. Le analisi e gli accertamenti li facciamo noi, è di nostra competenza. I cittadini dei singoli gruppi possono limitarsi a collaborare segnalando il fatto al proprio coordinatore. Sicuramente è un progetto valido, ma da studiare bene, vista le complesse dinamiche esistenti in questo quartiere».
La stessa Gennaretti ha spiegato nel dettaglio il funzionamento tecnico dell’attività “Occhi aperti su Cesena”: «Per avviare un collettivo sono necessarie 14 adesioni. I cittadini motivati a partecipare devono compilare un modulo, che viene inviato alla Prefettura di Forlì. Ricevuta conferma da quell’autorità, il cittadino viene inserito nella chat Whatsapp. Ce ne sono tre: una per i membri del gruppo e il loro rappresentante, dove far le segnalazioni interne; una seconda solo col rappresentante e noi della Polizia locale, utilizzata per comunicazioni e feedback; una di tutti gli aderenti ai gruppi e anche noi. Per garantire la privacy, le informazioni scambiate devono rimanere all’interno dei canali. Ai nuovi entrati nel progetto vengono fatti corsi di formazione e fornito il vademecum. Tempi e modalità d’intervento sono di nostra competenza».