Cesena, contro la violenza e con le soggettività oppresse: in 200 sfilano col corteo transfemminista

Tamburi, danze ed interventi di riflessione hanno caratterizzato la terza edizione della manifestazione transfemminista. Collettivi romagnoli, il gruppo cesenate Spazio Caracol e artisti-attivisti della “Stramurga” di Bologna, si sono dati appuntamento a Cesena nel pomeriggio di ieri per dar voce ai diritti delle soggettività oppresse ed opporsi alle decisioni prese dal Governo Meloni. Violenza di genere, Ddl Valditara, Ddl Bongiorno, sistema capitalista, educazione sesso-affettiva nelle scuole sono state le principali questioni emerse durante gli interventi nelle tappe programmate della manifestazione.

“Il mio abito non è il mio consenso”, “No è No, non insistere”, “Non voglio essere l’eccezione ma la normalità” recitavano alcuni cartelli con cui le persone manifestati invitavano a riflettere sull’importanza del consenso e sull’integrazione nella società delle soggettività oppresse.

«Sentiamo la necessità di portare in strada il nostro pensiero - spiegano i collettivi transfemministi – e quello delle persone che non possono esporsi e che non hanno alcun spazio nel dibattito politico. Sentiamo di farlo anche per le nostre sorelle iraniane e palestinesi e per tutti i popoli oppressi da politiche imperialiste. Solo denunciando l’oppressione dal basso possiamo cambiare questo sistema discriminatorio e violento».

Il corteo, partecipato da duecento persone, è partito a ritmo di tamburi e passi di danza dalla stazione ed è risalito lungo corso Cavour. Alla Barriera c’è stata la prima sosta dove ad emergere è stato il tema della violenza di genere. «Cesena non è una città sicura, come non lo sono le spiagge d’estate - spiegano le manifestanti. Che proseguono -. Il 25 novembre scorso la Lega ha bloccato in Senato l’approvazione della legge sul consenso in materia di violenza sessuale. Si tratta di una scelta grave, che alimenta la vittimizzazione secondaria spostando l’attenzione su chi subisce violenza, anziché su chi la compie».

Il corteo poi ha virato verso viale Carducci e percorso via Braschi, dove, all’intersezione con via Aldini si è fermato per la seconda tappa. «Il Governo Meloni sta minando sempre di più l’educazione a scuola in un’ottica conservatrice e ideologica - dichiarano le manifestanti -. A dicembre è stato approvato il Ddl Valditara che limita la possibilità di portare avanti progetti legati all’educazione sesso-affettiva nelle scuole primarie, mentre per quelle secondarie è necessaria una liberatoria da parte delle famiglie per far partecipare i ragazzi a progetti di questo genere. L’educazione sesso-affettiva in questa società deve partire dalla base».

Da via Aldini il corteo è proseguito lungo Corso Giuseppe Garibaldi e si è fermato in piazza della Libertà, dove gli interventi si sono concentrati sull’emergenza abitativa. «Abitare deve essere un diritto per tutti, non un lusso. Poveri e migranti devono sperare di rientrare nelle fasce di reddito per accedere alle case popolari. E mentre gli affitti crescono, il Comune tace sul fronte e offre delle soluzioni tampone. Anche da parte dello Stato, serve un incentivo sulle politiche abitative».

Bournout, sfruttamento e benessere mentale sono state le principali questioni emerse durante la penultima sosta in piazza Almerici: «Siamo stanche di dover performare negli ambienti lavorativi. Vogliamo politiche di governo che tutelino il lavoro non regolarizzato che obbliga le persone, spesso con background migratorio o di estrazione sociale bassa, a condizioni di lavoro disumane. Il benessere mentale non è un privilegio, ma un diritto».

La manifestazione poi è proseguita lungo via Zefferino Re per poi approdare in piazza del Popolo. Qui, negli interventi, i temi dominanti sono stati quelli del disagio sociale per quanto riguarda alcune fasce della popolazione e la sicurezza. «Pensiamo alle donne, alle persone queer, agli immigrati o ai disabili - concludono attivisti e attiviste - che vivono la città con la paura di essere discriminati. Certi terribili episodi si sono verificati anche qui in centro gli scorsi mesi».

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