È muro contro muro in via Cavalcavia, al centro logistico di “Gls”, nota ditta che si occupa di consegnare pacchi a domicilio. Tra magazzinieri, facchini e autisti sono circa 120 i lavoratori occupati lì, che servono non solo Cesena ma l’intero comprensorio. Sono formalmente in forza a “Sic Europe”, società che come avviene quasi sempre in questo settore viene subappaltato il servizio. Da giovedì scorso hanno iniziato una lotta sindacale che non è passata inosservata in quel punto molto trafficato. Soprattutto quando hanno ravvivato il presidio nel piazzale davanti ai cancelli dando qualche calcio a un pallone portato da qualcuno. La protesta si è già concretizzata in momenti di sciopero spalmati su tre giornate, incluso quello di ieri. E se la situazione non si sblocca, una consistente fetta di lavoratori pare intenzionata a incrociare le braccia anche oggi. A spalleggiarli c’è Si Cobas, che in quella sede di lavoro rappresenta circa il 70% del personale sindacalizzato.
Il principale motivo di malcontento e di rivendicazione - spiega Pietro De Marco, rappresentante del sindacato autonomo, è il premio di risultato che era stato pattuito nel contratto aziendale di secondo livello. Era scaduto e, al momento di rinnovarlo, i rappresentanti dei dipendenti credevano di essere stati già ragionevoli a non chiedere aumenti. È una parte importante della retribuzione totale: «Vale tra 2.500 e 3.000 euro all’anno», spiega De Marco. L’azienda vorrebbe tagliare circa 1.000 euro da quella voce. Non poco tenuto conto che i salari non sono di certo alti e il loro potere è stato eroso pesantemente dall’inflazione. Tra l’altro - continua a spiegare il sindacalista di Si Cobas - c’è anche preoccupazione per la possibile messa in discussione di altre condizioni migliorative del lavoro che sono state conquistate in una mezza dozzina di anni di battaglie sindacali condotte dal sindacato autonomo.
Poi De Marco allarga il ragionamento a una criticità che va ben oltre questo specifico caso: «Il subappalto, che inel mondo della logistica è la regola, deresponsabilizza il committente. Con la conseguenza che anche lavoratori a tempo indeterminato vivono di fatto in una condizione di precarietà, perché le ditte a cui viene assegnato l’appalto cambiano mediamente ogni 18-24 mesi, mettendo continuamente in pericolo i passi avanti che si fanno».