“Tra i numerosi strumenti di programmazione adottati dal Comune di Cesena e dagli altri Comuni del comprensorio negli anni, manca ancora un piano organico dedicato alla fruibilità e all’accessibilità dei negozi di vicinato, sia dentro che fuori le mura. Una mancanza di raggiungibilità agevole che oggi pesa in modo evidente sulla tenuta del commercio cittadino». Così Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio cesenate.
«Negli ultimi lustri il commercio di prossimità non ha ricevuto l’attenzione che meritava. Solo oggi, di fronte alle numerose chiusure di attività, il tema è entrato con forza nel dibattito politico, ma per molte imprese il danno è ormai evidente», aggiunge il presidente Confcommercio cesenate.
«Per migliaia di piccoli negozi cesenati la fruibilità rappresenta un fattore determinante, in particolare per i circa quattrocento esercizi collocati all’interno delle mura, dove insistono limitazioni più stringenti legate a ZTL e aree pedonali- mette in luce Patrignani -. Al contrario, la questione dell’accessibilità non riguarda i centri commerciali che il Comune ha consentito di insediare nel territorio comunale, non lontano dal centro storico, dotati di ampie aree di sosta gratuite e facilmente raggiungibili. La parola chiave è comodità. Tutti i cittadini, giovani e anziani, quando fanno acquisti cercano facilità di accesso e parcheggi vicini. Andare per negozi è un’attività piacevole, uno svago, ma se diventa faticoso o scomodo, con lunghi percorsi da affrontare con le borse della spesa, perde inevitabilmente attrattività rispetto ai grandi poli commerciali. È un dato di realtà che non può più essere sottovalutato».
«Confcommercio chiede quindi al Comune di Cesena di avviare la realizzazione di un piano sulla fruibilità dei negozi di vicinato, che metta in evidenza le criticità esistenti e individui interventi concreti e correttivi mirati. Spetta all’amministrazione individuarli, Confcommercio è sempre pronta a fornire un contributo. La scarsa accessibilità è una delle cause della crisi del settore e le amministrazioni comunali hanno il dovere di contrastarla, se vogliono realmente sostenere il commercio di prossimità e la vitalità economica e sociale della città».