Cesena. Commercio, il 63% dei negozianti non crede nella ripresa del settore

Cesena

Pesano il calo dei consumi, l’aumento del costo della vita, la riduzione della capacità di spesa delle famiglie e l’incremento dei costi. Ma anche l’ingente burocrazia per aprire una attività; la pressione fiscale; il costo del lavoro; gli affitti dei locali elevati e le difficoltà nel reperire personale. Un quadro, in apparenza apocalittico, al quale, tuttavia, le realtà coinvolte rispondono con un atteggiamento propositivo che le vede continuare a investire sul territorio. A queste conclusioni è arrivata la consueta indagine annuale di Confesercenti Cesena finalizzata a conoscere lo stato di salute, timori e prospettive delle tante Pmi commerciali associate che insistono sul territorio cesenate.

Stabile o immutata

Significativa di una visione generalizzata orientata a «non peggiorare». Delle 100 aziende interpellate da Confesercenti mediante un questionario composto da 16 domande, il 54% degli imprenditori ha descritto la propria condizione come invariata. Parlando, nel 43% dei casi, di un 2025 sufficiente come risultati; nel 31% buono; nel 14% insufficiente. L’86% dei soggetti sentiti sostiene che, rispetto a un anno fa, non ci siano stati miglioramenti della situazione economica sul territorio. Il 63% non crede nella ripresa.

Secondo il report, i fattori negativi più incidenti sono: il calo dei consumi, riscontrato dal 57% degli imprenditori; il reperimento della manodopera, che appare «molto difficile» per il 34% e l’accesso al credito, valutato «abbastanza difficile» dal 39% dei consultati. Tra le ragioni che rendono complesso il rilascio di prestiti, gli imprenditori hanno indicato: gli alti interessi (57%); le troppe garanzie necessarie (54%) e la scarsa attenzione verso le Pmi (46%). Motivata dal direttore del Bcc Romagnolo Fausto Poggioli col calo del pacchetto di credito per imprese sotto i 20 dipendenti, che «in 15 anni - ha riportato - è passato da 170 miliardi di finanziamento a 100» e dalla diminuzione di Pmi artigiane e commerciali. Che ha portato le banche a ritenere più rischioso concedere mutui a queste attività.

Il futuro

Futuro? Tra i commercianti cesenati prevale lo scetticismo. Dovuto a una variegata lista di preoccupazioni: l’inflazione e il costo delle materie prime (57%); il calo dei consumi (51%); l’aumento dei costi dell’energia (37%). Quali ragioni del calo dei consumi hanno indicato: le ridotte capacità di spesa delle famiglie (60%); l’incremento del costo della vita (54%) e quasi per la totalità la poca disponibilità di parcheggi dentro al centro storico di Cesena. Per il 60% andrebbero aumentanti di numero e per il 46% dovrebbero costare meno. Prevedendo anche la gratuità della prima ora di sosta.

Sui parcheggi è intervenuto anche il sindaco Enzo Lattuca sostenendo che non manchino. A tal proposito ha citato i 250 stalli del parcheggio “IV Novembre”. Ha, inoltre, preannunciato che verrà abolita la tariffa mercatale. Mossa che garantirebbe l’uniformità delle tariffe, senza maggiorazione nei giorni di mercato o di eventi fieristici che interessino il centro. Ha poi aggiunto che «si arriverà alla pedonalizzazione integrale del centro storico» e che «si potrebbe valutare l’ipotesi di concentrare i negozi nelle aree del centro storico più vocate al commercio».

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