Onore e orgoglio. Sono i due termini più appropriati per descrivere il significato di un riconoscimento ricevuto, nello scorso mese di novembre, dal primo ministro Pedro Sànchez, che ha conferito a 15 emiliano-romagnoli la cittadinanza onoraria spagnola. Un gesto fatto in nome dei loro antenati che dal 1936 combatterono come volontari nelle Brigate internazionali contro il regime instaurato da generale Francisco Franco. L’encomio ha riguardato anche altri 33 italiani.
Cesenati
Tra coloro che presero parte alla guerra civile in Spagna c’erano due giovani del Cesenate: Ilario Tabarri di Cesena e Luciano Caselli di Mercato Saraceno. Entrambi emigrati in Francia quando erano ancora bambini insieme alle famiglie per incompatibilità con il nascente regime fascista in Italia, partirono e si “arruolarono” nelle Brigate spagnole all’età di 19 e 25 anni.
Per loro hanno ricevuto l’onorificenza le due figlie Bruna Tabarri e Lia Caselli, che hanno ritrovato in quel gesto «un motivo di gratificazione verso gli ideali di solidarietà, libertà e riscatto» verso chi, come i loro genitori, scelse di partire «volontariamente per la difesa della democrazia», sottolinea Caselli.
Terminate le ostilità civili, Lucio Caselli ritornò in Italia. Sottoposto a un processo presso il Tribunale Speciale istituito da Benito Mussolini, fu condannato a 5 anni di confino sull’isola di Ventotene. Nel 1943 fece ritorno in Romagna e organizzò i primi movimenti per la Resistenza come comandante della 29ª Brigata Gap “Gastone Sozzi”.
Ilario Tabarri fu invece comandante della 8ª Brigata.
Le eredi
«Fu una guerra di liberazione e resistenza straordinaria per l’Europa intera - afferma Bruna Tabarri - perché arrivarono 55mila uomini volontari da ben 53 Paesi. Diventare cittadini spagnoli è motivo di grande orgoglio personale, ma soprattutto fa onore ai nostri genitori».
Il riconoscimento, secondo il racconto di Tabarri, è la concretizzazione istituzionale di una frase pronunciata da Dolores Ibarrui, ex segretaria generale e presidente del Pce, membro del parlamento spagnolo prima e dopo la dittatura franchista: «Fu lei, caduto il regime di Franco, la prima a invitare i volontari delle Brigate internazionali a tornare in Spagna, qualora si fossero ritrovati senza una patria».
Grande soddisfazione anche per Lia Caselli: «È il segno tangibile della gratitudine della Spagna verso gli uomini che, come mio padre, nel 1936 partirono per proteggere la Repubblica. Senza alcun egoismo, ma solo per spirito di altruismo, fratellanza tra i popoli e democrazia».
Cerimonia in Regione
Lia Caselli e Bruna Tabarri, insieme agli altri 13 corregionali neo cittadini spagnoli, alcuni giorni fa, sono stati anche invitati nella sede della Regione Emilia-Romagna in via Aldo Moro, a Bologna.
A riceverli c’erano il presidente Michele De Pascale, che ha consegnato a 17 discendenti la bandiera della Repubblica Cisaplina, e l’ambasciatore spagnolo in Italia Miguel Fernàndez-Palacios. Quest’ultimo, ribadendo che «la memoria è un presidio fondamentale per evitare che certe tragedie si ripetano e per rafforzare i valori condivisi di Spagna e Italia», ha omaggiato i suoi nuovi connazionali della Costituzione spagnola.