Il negozio non si mantiene? La soluzione è rapida: si chiude bottega e si apre un sito web, che costa anche meno. L’epidemia dello sfitto si sta diffondendo a macchia d’olio per le vie del centro di Cesena: alla fine di questo mese chiuderanno altri due negozi, entrambi situati tra le vie pedonali a vocazione commerciale più emblematiche del cuore cittadini. Sono “Bosco Cesena”, in via Strinati, che tratta principalmente fiori essiccati e oggettistica, e “Industree”, in corso Mazzini, negozio di abbigliamento realizzato con tessuti di recupero. Entrambi sono figli del concetto di “nuova bottega” e non hanno poco in comune: la vocazione ecologica, il ritorno alla manualità e l’estetica pulita con richiami scandinavi. Il target di clienti è la fascia medio-alta, sempre più difficile da conquistare e il cui coinvolgimento in calo ha portato una decisione drastica e condivisa: si chiude a fine luglio.
Il problema
«Quelli del centro escono solo di sera, per fare aperitivo - dice Alice Fabbri, una dei tre soci, che col marito ha fondato a Forlì il primo “Bosco” - Molti altri, invece, non mettono piede in centro, se non durante le festività . Ce ne accorgiamo soprattutto a Forlì, quando la gente viene a vedere le luminarie. Dopo 7 anni di attività, entrano incuriositi e ci chiedono se il negozio è nuovo. Del resto, cos’altro è rimasto in centro?».
Le fa eco Niccolò Battistini, di “Industree”: «La nostra risorsa principale negli ultimi anni è stata la cerchia formatasi di abituali, amici e affezionati. Ci hanno sostenuto nello sviluppo di questo progetto e nel successivo arricchimento, partecipando a workshop e dj set. Oggi, però, non c’è più un movimento sufficiente a giustificare le spese di gestione di un negozio fisico. Come brand, sentiamo l’esigenza salvaguardarci, anche dal punto di vista economico».
Nuove abitudini d’acquisto
A sentirlo, più che una marcia indietro, sembra una ristrutturazione: la nuova strategia consiste nel variare maggiormente nei luoghi e nelle collezioni, permettersi di sperimentare di più e mantenere il brand vivo. Nel concreto, vuol dire lavorare con i temporary store, spostandosi di città in città, mentre si lanciano drop-evento sul sito web, puntando a realtà più dinamiche, come Firenze e Milano.
Si tende, dunque, una mano al digitale, non per scelta (parte del concept fondativo di entrambi è basato sulla sensorialità) ma per necessità, per adattarsi a un ritmo e una modalità di vendita che ormai struttura anche i bisogni dei clienti.
«Molti clienti oggi entrano in negozio e pensano che gli facciamo le composizioni sul momento, sono abituati ad ordinare le cose su Amazon, comodamente dal loro divano - fa notare Alice - Dobbiamo adattarci al mercato, la personalizzazione, che curiamo moltissimo (ci vogliono ore per realizzare a mano una composizione-intreccio su misura, ndr) ci sarà ,ma con opzioni ridotte».
Il nodo del personale
Sono cambiati anche i dipendenti, creando non poche difficoltà: «Una nuova sede, come progetto aziendale, richiede molta fiducia e impegno costante e purtroppo non è quello che abbiamo ricevuto dai nostri apprendisti. Partono carichi ma dopo sei o sette mesi si licenziano. La motivazione? Non vogliono lavorare durante il week end, proprio quando i potenziali clienti hanno tempo per uscire di casa e fare compere. Per il futuro ci affideremo unicamente agli over 50».