Dopo oltre 20 anni di gestione Ravegnani, il noto ristorante “Al Molino” di Diolaguardia, chiuderà a fine mese. «L’attività era fiorente, chiudiamo per motivazioni familiari». Questa la spiegazione fornita dallo chef Mattia, che tiene a precisare: «Non è stata una mia scelta».
Negli ultimi 23 anni la famiglia Ravegnani ha costruito un’attività che nel tempo è diventata un punto di riferimento per i cesenati e trova il suo punto di forza proprio nella gestione familiare: partecipi da sempre all’attività Massimo, la moglie e i tre figli: Denis, titolare ufficiale dal 2018, Genni, addetta al servizio in sala, e Mattia, chef specializzato in pasticceria.
Sulla storia di famiglia, durante una conversazione a cui sono presenti tutti e cinque, Denis dichiara: «Siamo cresciuti nella ristorazione, dobbiamo tutto a nostro padre». Massimo Ravegnani, 56 anni di esperienza sulle spalle, racconta con piacere dei suoi primi inizi in riviera e del ristorante cesenate “Da Gianni”: «Ero lo chef, e lo avevo portato al top». Poi la messa in proprio e i fruttuosi anni a Monteleone, con 300 matrimoni in sei anni e una segnalazione della guida Michelin nel 1999.
In seguito a dissidi con i proprietari di Monteleone era nato l’attuale ristorante, non senza qualche difficoltà: «La via Garampa è stata dura, siamo stati dei pionieri, quando siamo arrivati era ancora una taverna, ora consiglio solo, sono qui per stare con i miei figli».
Gli fa eco Mattia: «Quelli del posto non erano abituati a seguire le regole della buona ristorazione, i clienti si comportavano come a casa loro e si servivano da soli. Noi volevamo le nostre regole, e venivamo percepiti come dei montati. Si passò così dai menù di tagliatelle ai filetti».
Lo spaghetto allo scoglio e i cannoli
Sullo spaghetto allo scoglio, citato da tutti i clienti intervistati: «Il segreto è il pesce fresco di qualità, d’estate lo abbiamo sempre, un anno da maggio a settembre abbiamo fatto ordinazioni complessive di 450 chilogrammi di frutti di mare».
Ricorda anche le paste della domenica, comprate a vassoi: «Venivano da Cesenatico per i cannoli, quando finivano si arrabbiavano e ne dovevo preparare degli altri».
Forte anche l’asporto, come dichiara Denis: «La cucina è enorme e super attrezzata, proprio questo ci ha permesso di lavorare moltissimo con l’espresso. Durante la pandemia sono stato uno dei pochi che non ha preso nulla dal governo».
Il ristorante, oltre che per la vista panoramica, si distingueva anche per la sua doppia anima, sia dal punto di vista culinario che stilistico.
Il “menu-bibbia”
Il “menu-bibbia” (così definito dai clienti) spaziava dalla cucina tipica stagionale alla sperimentazione di piatti internazionali, anche grazie al lungo percorso di Mattia: «Prima di iniziare a lavorare nell’attività di famiglia ho fatto la mia gavetta, qui poi ho investito molto, sperimentando con cotture a bassa temperatura e piatti vegani».
Tra i clienti, oltre ai turisti e ai vicini, numerosi ciclisti che chiudono spesso il giro con una tappa al ristorante, e gli operai cesenati che arrivano in massa per la pausa pranzo.
La chiusura determina per il vicinato la fine di un punto di ritrovo. Simbolico l’episodio dell’ultima epifania, con le prenotazioni al completo e la neve a bloccare ogni collegamento. A compensare la tempesta di disdette fu la comunità per intero, che passava così la giornata riunita all’interno dell’unico locale raggiungibile.
Fino a poco fa si sperava in un ripensamento, ora si auspica una riapertura a breve. Alle voci riguardanti una possibile presa in gestione, Mattia risponde: «Difficile nell’immediato, non è facile trovare il personale adatto a gestire un locale così grande dando ai dipendenti la stessa fiducia che si dava ai familiari».