Una cinquantina di negozi chiusi e altrettanti che potrebbero abbassare la saracinesca nei prossimi mesi. Attività storiche che scompaiono, vetrine vuote e vie che, un tempo cuore dello shopping cittadino, oggi fanno i conti con un progressivo impoverimento commerciale. È questo il quadro che emerge passeggiando per il centro storico di Cesena, dove sempre più commercianti raccontano le difficoltà di un settore profondamente cambiato.
Il centro perde pezzi
Il sentimento tra gli esercenti sembra essere condiviso: il modo di acquistare non è più quello di una volta. Le abitudini dei consumatori sono cambiate, mettendo in difficoltà soprattutto le piccole attività indipendenti e quei negozi di nicchia che per anni hanno rappresentato l’identità del centro cittadino. «Un tempo c’era la fila fuori dai negozi, ora se entra una persona è già qualcosa», racconta una commerciante, dando voce a una preoccupazione sempre più diffusa.
Il cambiamento è visibile in diverse zone della città. Da piazza del Popolo a piazza Amendola, passando per via Zeffirino Re, la Galleria Urtoller e Corso Sozzi, sono tantissime le vetrine rimaste vuote.
«Difficile competere»
«Sono più di trent’anni che faccio questo lavoro e la differenza rispetto a una volta si vede. C’è stata una forte accelerazione dopo la pandemia, che ha dato una spinta enorme agli acquisti online. Ci siamo abituati a comprare qualcosa e riceverlo il giorno dopo direttamente a casa, spesso senza nemmeno pagare la spedizione. Ma per un piccolo negozio competere con questo sistema è quasi impossibile», spiega un’altra negoziante.
La concorrenza
Non è cambiato soltanto il modo di comprare, ma anche quello di vivere il centro storico. «La difficoltà principale è che durante il giorno la gente non viene più in centro. Anche durante eventi molto partecipati, come San Giovanni, non c’è più un vero interesse verso l’acquisto. Le persone arrivano soprattutto per un aperitivo o una cena». A incidere, secondo i commercianti, sono anche le difficoltà pratiche legate all’accesso e alla fruizione del centro. «I centri commerciali offrono tutto in un unico posto: parcheggio gratuito, negozi, supermercato, bar e servizi. Chi viene in centro invece spesso deve cercare parcheggio, pagarlo e trova sempre meno attività aperte».
Il timore di nuove chiusure
Il peso maggiore resta sulle piccole attività, strette tra affitti sempre più alti, incassi ridotti e una concorrenza difficile da sostenere e il timore è che altre serrande possano abbassarsi. «Oggi le grandi catene riescono a resistere di più, mentre per le piccole attività diventa sempre più complicato».
Il confronto col passato
Un segnale di questa trasformazione arriva anche dai tradizionali appuntamenti estivi. Per anni l’apertura serale dei negozi ha accompagnato l’intero mese di luglio. Quest’anno, invece, i “venerdì di luglio” si concentreranno nelle sole serate del 17 e 24 luglio. Resta così il ricordo di un centro un tempo pieno di persone e negozi. «Oggi più attività chiudono, meno attrattivo diventa e meno gente viene», conclude una negoziante.