Cesena, Centro Cinema San Biagio: aria di riapertura dopo 7 anni, non solo per i film

Il miIl mitico Centro cinema San Biagio, chiuso da ormai 7 anni, potrebbe essere vicino alla rinascita in una forma nuova. Più ricca, mantenendo la vocazione dei film di qualità, dall’essai alle retrospettive, di quelli che non si trovano nelle sale commerciali, ma aggiungendo altre funzioni culturali. Questa l’idea a cui sta lavorando l’assessore Camillo Acerbi, con la prospettiva di attuare la metamorfosi entro fine anno, dopo il lancio di un bando pubblico per affidare la concessione degli spazi del grande complesso in via Aldini. Partendo da quelli chiusi da tanto tempo, quando dopo la scadenza della gestione Baraghini, arrivò il Covid, che finì per cronicizzare lo smantellamento di quella che è stata un’eccellenza cittadina fin dalla sua nascita nel 1979, su impulso di Roberto Casalini, allora assessore alla Cultura. Quella “tempesta perfetta” a cavallo tra questo decennio e quello passato aveva fatto cadere un po’ nel dimenticatoio, e comunque aveva tenuto congelato, il destino di quella perla. Non c’era stata sufficiente energia politica per riaprire subito, anche assorbiti da emergenze (dopo la pandemia, l’alluvione) e da inseguire le opportunità del Pnrr, che si sono concretizzate altrove. Così la questione San Biagio aveva finito per essere un po’ accantonata.

La spinta di tanti cittadini

Ora, invece, Acerbi è determinato a fare rinascere un luogo, che - afferma - «è circondato da aspettative e ricordi diffusi tra tanti cittadini, convinti che lì ci sia una tradizione bella da non far morire e che c’è bisogno di un posto del genere, con un genere di proiezioni per cinefili che non si possono vedere da altre parti». Anche l’assessore la pensa in questo modo e quindi, insieme ai suoi collaboratori, sta mettendo a punto un piano di riapertura in una forma potenziata rispetto al passato.

La sostenibilità economica

«Non si può pensare che il Centro Cinema, una volta che sarà riaperto, lavori solo nel dopo cena, addirittura con una proiezione unica, come avveniva prima della chiusura. Sarebbe insostenibile economicamente e sarebbe anche un peccato, perché ha più potenzialità. Già oggi, pur non essendo attivo, costa 60mila euro all’anno, anche perché è di proprietà di Asp, che riceve i canoni d’affitto dal Comune. Riaprendolo, si può presumere che la spesa sarebbe forse attorno a 200mila euro annui».

Non solo cinema

Serve quindi una strategia diversa, che preveda un utilizzo per circa 10 ore al giorno, mantenendo il focus sul cinema ma aggiungendo attività, sia di mattina che di pomeriggio, su altri fronti: musica da camera, corsi di formazione, prove di compagnie teatrali, laboratori e seminari con le scuole, danza, corsi di arte o di fotografia. Tutto ciò può generare introiti, riuscendo forse ad arrivare al pareggio di bilancio o quasi, e dando anche risposte importanti al nostro mondo culturale, perché c’è fame di spazi». Spazi che lì ci sono, perché oltre alle due sale cinema (con possibilità di rendere più flessibile quella piano terra, dotandola di sedie facilmente rimovibili per destinarla ad altre funzioni quando serve), ci sono un grande atrio, anche in passato usato per esposizioni, e quattro uffici circostanti. Un utilizzo variegato come quello a cui si pensa sarebbe probabilmente adatto a cordate e raggruppamenti tra associazioni operanti in ambiti differenti.tico Centro cinema San Biagio, chiuso da ormai 7 anni, potrebbe essere vicino alla rinascita in una forma nuova. Più ricca, mantenendo la vocazione dei film di qualità, dall’essai alle retrospettive, di quelli che non si trovano nelle sale commerciali, ma aggiungendo altre funzioni culturali. Questa l’idea a cui sta lavorando l’assessore Camillo Acerbi, con la prospettiva di attuare la metamorfosi entro fine anno, dopo il lancio di un bando pubblico per affidare la concessione degli spazi del grande complesso in via Aldini. Partendo da quelli chiusi da tanto tempo, quando dopo la scadenza della gestione Baraghini, arrivò il Covid, che finì per cronicizzare lo smantellamento di quella che è stata un’eccellenza cittadina fin dalla sua nascita nel 1979, su impulso di Roberto Casalini, allora assessore alla Cultura. Quella “tempesta perfetta” a cavallo tra questo decennio e quello passato aveva fatto cadere un po’ nel dimenticatoio, e comunque aveva tenuto congelato, il destino di quella perla. Non c’era stata sufficiente energia politica per riaprire subito, anche assorbiti da emergenze (dopo la pandemia, l’alluvione) e da inseguire le opportunità del Pnrr, che si sono concretizzate altrove. Così la questione San Biagio aveva finito per essere un po’ accantonata.

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