Cesena, case popolari: la graduatoria si allunga ancora, quasi 200 famiglie in più in attesa nel giro di due anni

Continua ad aumentare la pressione, diventata ormai insostenibile rispetto alla disponibilità ridotta di alloggi, di chi attende che gli venga assegnata una casa popolare. Nei giorni scorsi è stata resa pubblica la nuova graduatoria delle famiglie ammesse sulla carta a fruire di questo sostegno abitativo pubblico e il loro numero è salito a 1.122, con sole tre domande bocciate. Questi i numeri aggiornati al 30 novembre scorso, riferiti al solo territorio comunale di Cesena. Rispetto alla situazione esistente appena due anni prima, la lista si è allungata di quasi duecento nuclei: nel 2023, alla stessa data, erano 939 quelli in graduatoria.

I dati confermano che servirebbero come il pane nuovi alloggi erp, visto che mediamente si riescono a fare 40-50 nuove assegnazioni annue nel territorio cesenate e degli altri cinque comuni dell’Unione Valle Savio. A questo ritmo, se anche la graduatoria non si allungasse, servirebbero tra i 20 e i 25 anni per dare risposta a tutti quanti. Perciò l’amministrazione comunale sta sollecitando con sempre più forza il Governo Meloni a intervenire con investimenti adeguati per nuove costruzioni da destinare alle fasce più deboli della popolazione: da decenni non si vede più alcun piano a livello statale su questo fronte. In provincia di Forlì-Cesena nel 2025, erano circa circa 4.600 gli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà comunale, oltre a 47 di Erp e 12 di edilizia agevolata di proprietà Acer. Il 10% di queste abitazioni è sfitto, ma a Cesena, dove case popolari sono meno di 900, questa quota scende intorno al 5% e di recente è stato spiegato in Consiglio comunale che quella cifra ha carattere strutturale ed è sostanzialmente incomprimibile, poiché un certo numero di alloggi deve fisiologicamente rimanere libero per il tempo necessario a effettuare interventi di ripristino, manutenzione e adeguamento tra una locazione e quella successiva. Non ci sono insomma grandi margini di manovra per aumentare il numero di nuove assegnazioni e iniziare ad assottigliare la graduatoria, se non si costruiscono nuove case popolari. Tra gli interventi di questo tipo messi in campo a livello locale il più significativo, e ormai dietro l’angolo, è la realizzazione di 8 appartamenti erp previsti all’interno del Palazzo Roverella, in fase di riqualificazione. Ma è troppo poco. Anche perché il patrimonio edilizio su cui si può contare è pure vecchio: solo un alloggio su cinque è stato edificato negli ultimi trent’anni e ce ne sono alcuni che risalgono addirittura agli anni Trenta del secolo scorso. Perciò, nel periodo tra il 2020 e il 2024, è stato investito mediamente circa 1 milione di euro all’anno per recuperi e riqualificazioni energetiche, anche grazie a circa 530 mila euro messi in questo quinquennio dal Comune e dalla Regione per le manutenzioni delle abitazioni sfitte, per integrare le risorse messe a disposizione da Acer per questo scopo.

Il problema è che la situazione socio-economica non è per niente rassicurante e questo fa temere che la graduatoria di chi ha bisogno di una casa popolare si farà sempre più lunga: secondo i dati Caritas 2024, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie in affitto nella provincia di Forlì-Cesena è stimata tra il 20% e il 23%. Tra gli effetti ci sono i sempre più numerosi sfratti, che ultimamente nel Cesenate sono oltre 50 all’anno, rendendo sempre più urgente trovare soluzioni abitative a canoni quasi simbolici. E spesso non è neppure sufficiente, perché le morosità negli alloggi erp sono circa il 10% del monte locazioni annuale.

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