Cesena, cantiere Novello, la risposta del Comune: “La responsabilità è dell’impresa”

Le sorti del Quartiere Novello sono tornate al centro del dibattito politico del Consiglio comunale di Cesena. Il gruppo di minoranza Cesena Siamo Noi ha presentato un’interpellanza alla Giunta per conoscere l’attuale situazione di un cantiere fermo da anni che avrebbe dovuto mettere sul mercato nuovi immobili di residenza popolare, nonché indirizzata a delineare i contenziosi giudiziari tra il Comune e il Fondo Novello, partecipato dallo stesso Palazzo Albornoz «con quote sottoscritte del valore nominale di 10 milioni di euro» ha chiarito l’assessora alla urbanistica Cristina Mazzoni. Quote ottenute tramite il conferimento in natura di un lotto di proprietà comunale avente quel valore al momento dell’atto. Oggi calato a «4,6 milioni di euro secondo l’andamento del mercato» ha riportato.

In risposta agli interrogativi posti da Csn, l’assessora ha spiegato che «l’interruzione del cantiere Novello è stata determinata dalla volontà della sola impresa appaltatrice Petas srl, che ha abbandonato il cantiere violando gli impegni contrattuali assunti con la società gestrice del Fondo, Fabrica Sgr. Che ha agito sul piano legale. Il giudice - ha proseguito - ha rilevato che Petas, dopo l’interruzione del servizio, aveva continuato a occupare il cantiere senza titolo e senza garantirne la custodia e la manutenzione. Accertando, inoltre, che la sospensione unilaterale dei lavori costituiva inadempimento alle obbligazioni sottoscritte da Petas nel verbale». Situazione che avrebbe permesso la legittima risoluzione del contratto di appalto tra Fabrica e Petas.

L’impresa appaltatrice, però, aveva chiesto al tribunale di Roma di inibire a Fabrica l’escussione delle polizze fideiussorie: istanza rigettata al pari della successiva impugnazione. Così Fabrica avrebbe richiesto e ottenuto dal tribunale di Roma un decreto ingiuntivo verso Petas per la cifra di 2.856.559,90 euro al quale avrebbe fatto opposizione Coface, garante di Petas: «unico giudizio ancora pendente» ha segnalato Mazzoni.

Anche dalle relazioni degli esperti del tribunale sarebbe emersa una «totale imputabilità dei fatti» all’azienda appaltatrice». «Il Ctu - ha illustrato l’assessore - ha effettuato il sopralluogo presso il cantiere e ha certificato nella relazione lo stato di abbandono del cantiere lasciato da Petas. Evidenziando il conseguente rischio di deterioramento delle opere già realizzate».

Pertanto, nulla sarebbe dovuto all’ex appaltatrice: «le richieste di revisione prezzi avanzate da Petas per portare a termine l’opera appaltata erano sovrastimate - ha chiarito Mazzoni -. Il Ctu ha certificato che gli aumenti dei costi delle materie prime erano già stati riconosciuti da Petas attraverso l’emissione di stati di avanzamento lavori straordinari per revisione».

Anche la presunta richiesta risarcitoria di Petas nei confronti del Fondo per 8,5 milioni non troverebbe traccia nel verbale del Ctu. Tutto ciò farebbe presupporre che «i rischi economici per il Comune appaiano più contenuti - ha dichiarato l’assessora -. L’Amministrazione ha già orientato le azioni del gestore del Fondo in modo che sia garantita la realizzazione dell’operazione di Social Housing del Quartiere Novello, anche nel caso che il Fondo non possa o non riesca ad escutere le garanzie rilasciate da Petas». Con Sgr Fabrica obbligata a «completare l’intervento attraverso l’individuazione di un nuovo appaltatore nel giro di qualche mese».

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