Cesena, battaglia del Monte: prima commemorazione del Comune, amarezza del comitato per assenze dei partiti

Pioggia, vento pungente. Una condizione atmosferica che, se fosse stata di contesto a quel 20 gennaio 1832, avrebbe reso l’impresa dell’esercito liberale romagnolo ancora più lodevole di quanto già lo fu. Di impresa si trattò, perché dietro a fondamentali diritti ottenuti, e di cui beneficiamo, c’è il sangue versato da numerosi cesenati. Valori come la libertà d’espressione, di pensiero, uguaglianza davanti alla legge, “strappati” tramite sanguinosi moti rivoluzionari che hanno caratterizzato la storia europea negli anni ’30 e ’40 dell’Ottocento, e oggi costituiscono le fondamenta della Costituzione italiana. Insurrezioni a cui hanno preso parte anche numerosi civili locali andando a costituire l’esercito liberale romagnolo, insorto all’influenza dello Stato della Chiesa di dominio in Romagna prima dell’unificazione.

Cerimonia e polemica

Anche Cesena fu teatro di un durissimo scontro, quello del 20 gennaio 1832. Un massacro che passò alla storia come la “Battaglia del Monte”. In memoria ai caduti che quel giorno lottarono per la libertà, il 20 gennaio viene celebrata da qualche anno la resistenza, conclusasi in una strage, ai piedi del “Palazzaccio”, antica sede dello Stato Maggiore dei patrioti insorti. Il momento, fortemente voluto dal comitato “Salviamo il Palazzaccio”, è stato organizzato per la prima volta dal Comune, come cerimonia ufficiale stabile. Ma «a parte Castorri in qualità di vicesindaco e l’assessore Acerbi – lamentano dal comitato – l’unica forza presente ad un fatto storico istituzionale era “Cesena siamo noi”. Una mancanza di rispetto da parte delle altre forze politiche verso chi ha combattuto per la vita e la libertà».

Storia

A seguito dei moti parigini scoppiati nel 1830, la popolazione europea si mobilitò nei rispettivi stati per insorgere contro i poteri di repressione. Anche la Romagna fu soggetta tra il 1831 e il 1832 a numerose insurrezioni, tra le quali la battaglia del Monte. Da una parte l’esercito austro-papalino, che contava 4.500 fanti, 500 cavalieri e 8 cannoni, dall’altra l’esercito liberale romagnolo composto da 2.000 civili e 3 cannoni. Il combattimento si tenne tra il Monte Spaziano, Villa Neri e il colle del Palazzo del Diavolo. Molti liberali vennero uccisi e nei giorni seguenti fu saccheggiata la città e violentata la popolazione.

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