Alla fine, l’unico “muro” l’hanno costruito le ideologie e l’incapacità di fare sintesi, con la conseguenza che una situazione di degrado e insicurezza per la città, conosciuta e più volte documentata dagli stessi cittadini, «continuerà ad essere tollerata». L’ha affermato Fratelli d’Italia durante il dibattito che in Consiglio comunale ha portato al respingimento di una sua mozione per finanziare l’interdizione all’accesso delle campate del viadotto Kennedy con una quota dell’avanzo di amministrazione. In quella zona non è difficile imbattersi, anche in pieno giorno, nello spaccio e nel consumo di droga, oltre a sporcizia di vario genere. Il tutto in un’area di quotidiano passaggio dei tanti minorenni che frequentano le suole superiori circostanti.
Secco il no arrivato dai banchi del Pd alla proposta di Fratelli d’Italia, interpretata come «semplicistica» richiesta di «erigere un muro» per impedire l’accesso alle campate ed «eliminare la presenza dei tossicodipendenti». I promotori hanno ribattuto che l’intenzione era «aprire una fase di dialogo e confronto con tutte le anime del Consiglio per studiare e discutere in commissione gli interventi più opportuni». Ma per il Pd si deve «distinguere tra risposte immediate ed efficaci. Bloccare l’accesso può sembrare la soluzione, ma non elimina le persone coinvolte e non risolve la marginalità che vi si nasconde dietro. Produce solo il loro spostamento in altre zone della città». Tesi avvalorata dall’assessore alla sicurezza Luca Ferrini, che ha indicato la necessità di «pensare a delle soluzioni giuste. È un’area particolare, perché vi insistono una strada molto frequentata e una proprietà pubblica non comunale. Inoltre, non possiamo militarizzare la zona e abituare i nostri ragazzi all’idea che quella sia l’unica forma di tutela della sicurezza». Il Pd ha spostato la discussione sul piano morale. «Se accettassimo di erigere un muro davanti a una problematica umana e sociale, sarebbe una sconfitta. Parliamo di persone che hanno scelto di “autoescludersi” dalla società e non possiamo non cercare di affiancarle. Identificarle come un problema è sbagliato. Sono persone con esigenze. La mozione presentata è priva di questa dimensione umana volta al recupero di quegli individui».
FdI ha obiettato che lo scopo non era «risolvere il dramma della tossicodipendenza, bensì dimostrare come si sia creata una zona franca e tollerata nell’area che circonda uno dei poli scolastici più densamente popolati di Cesena. La sicurezza dei minori è un bene indisponibile».
Pur esprimendosi contrario alla mozione per le medesime ragioni del Pd, Cesena 2024 ha aperto a un confronto: «Non possiamo interdire un’area di passaggio senza identificare un’alternativa. Però non possiamo neppure rimanere inermi davanti ad angoli di città che versano in queste condizioni. Soprattutto se a viverli sono i giovani». A questo proposito, è stato anche ricordato il degrado ai giardini Serravalle e al parco della Rimembranza, invocando «un maggiore presidio quotidiano».
La mozione è stata sola l’ultima azione politica concepita su questo problema dal primo partito di opposizione. Seguiva un’interpellanza presentata nella precedente seduta del Consiglio e altre numerose segnalazioni. «Sono anni che si conosce questa realtà – hanno ricordato da Fratelli d’Italia – e ci si è affidati alla speranza che la situazione si placasse da sola. Nessuno pretende la chiusura di strade o di minare proprietà altrui. Si proponeva un dialogo per progettare un intervento mirato, come avvenuto in contesti simili (scuola media “Plauto”, ndr)».
Inequivocabile l’esito del voto: mozione bocciata e nessun cambiamento a breve termine.
«Continueremo con lo stesso modus operandi. Affidandoci alla circolarità di quelle persone sperando che si allontanino in autonomia», ha concluso FdI.