Basta Complicità, Fondamenta - Alleanza Verdi e Sinistra Cesena, Mediterranea Saving Humans Forlì-Cesena, Sanitari per Gaza Cesena e Rifondazione Comunista Cesena si uniscono in protesta contro le vetrine delle aziende israeliane esposte alla fiera Macfrut a Rimini. Destinatari dell’accusa sono il Comune di Cesena e la Regione Emilia-Romagna, organizzatrici dell’evento.
In particolare, i movimenti fanno riferimento alle realtà isrealiane Rivulis e Netafim. Quest’ultima ha partecipato il 22 aprile scorso come sponsor tecnico ad un evento alla fiera Macfrut.
I gruppi condividono la storia dell’azienda riportata da Francesca Albanese: «Netafim, leader mondiale nella tecnologia di irrigazione a goccia, ha progettato la sua tecnologia agricola in sintonia con gli imperativi di espansione di Israele. Pur mantenendo un’immagine globale di sostenibilità, la tecnologia Netafim ha consentito lo sfruttamento intensivo di acqua e terra in Cisgiordania. Netafim si propone come innovatore sostenibile, mentre perfeziona tecniche secolari di sfruttamento coloniale».
«La presenza di aziende Israeliane – spiegano i gruppi – risulta essere forte in varie fiere della Regione. Un recente dossier del collettivo Rimini con Gaza sulla fiera “Ecomondo” di Rimini ha mostrato come su 1.800 aziende partecipanti 42 fossero interessate nella vendita di tecnologia al servizio dell’occupazione. Aziende che sotto la narrazione dell’ecosostenibilità nascondono complicità con l’oppressione dei Palestinesi».
Il 26 maggio scorso i movimenti hanno depositato in Regione 11mila firme a sostegno della petizione “Basta Complicità”, nella quale si chiede la fine di questa intesa nel sistema fieristico. «Secondo il diritto internazionale – proseguono – non basta non essere coinvolti direttamente nel sistema di apartheid, ogni Stato, ente pubblico o privato, ha il dovere di non sostenere l’economia di uno Stato che compie crimini contro l’umanità».
«In particolare – concludono – chiediamo alla Regione la sospensione della partecipazione di enti e aziende israeliane alle manifestazioni fieristiche e l’introduzione di un comitato di controllo che possa analizzare preventivamente le aziende e prevenire casi di complicità con paesi che calpestano i diritti umani.
È arrivato il momento di pretendere azioni concrete. La nostra regione non deve essere la vetrina per l’esportazione della tecnologia dell’occupazione e del genocidio in Palestina».