Affittare le vetrine e i negozi sfitti ad associazioni culturali o artisti per esporre le proprie opere o installare decori artigianali e digitali così da «contribuire al decoro urbano e abbellire il centro storico». È la proposta contenuta in una mozione presentata dal gruppo consiliare di maggioranza Cesena 2024 e approvata ieri dal Consiglio comunale. Tra i suoi punti c’è anche un censimento degli immobili sfitti. È diventata l’occasione per riaccendere i riflettori sul tema dello svuotamento del centro storico. Seppur favorevole, “Cesena siamo noi” ha definito l’iniziativa come «una cura omeopatica per malati terminali». Ha quindi suggerito «patti di collaborazione con i proprietari per tenere aperti i locali sfitti anche in occasione di eventi pubblici durante l’anno, come nel caso della Fiera di San Giovanni». In questo modo «il Comune potrebbe fare da “vetrina” ad artigiani, artisti, imprese di giovani o di donne». Non sono mancate critiche: «Il centro vive se ci sono le persone, ma noi l’abbiamo depotenziato. Perché, oggi, qualcuno dovrebbe venire in centro che non ci sono né uffici né servizi? Il primo passo deve essere rendere attrattivo il centro. Cosa abbiamo fatto di nuovo nonostante gli investimenti? L’unica novità è stato il festival “Agorà”. Se la strada è questa, facciamone dieci. Ma non si può dire che in questi anni siano state organizzate decine di attività per portare gente in centro». Questo pungolo è stato stimolato dal Pd, che riprendendo le richieste del presidente di Confcommercio, Augusto Patrignani, di impegnarsi per «l’animazione e la logistica urbana, per l’attivazione di piattaforme di welfare urbano e per un partenariato per affittare i locali sfitti a canoni calmierati», aveva sostenuto di «aver organizzato di tutto per richiamare gente da fuori. Nel nostro programma c’è l’intenzione di attuare un piano di consegne di merci in centro razionalizzato. E abbiamo già lanciato una piattaforma per il welfare in epoca Covid». Sulla possibilità di prevedere canoni di affitto calmierati, i Dem ritengono «strano che non ci sia contezza nell’associazione di categoria di cosa pensino i proprietari degli immobili».
È stato respinto un emendamento di Fratelli d’Italia che proponeva per i titolari dei negozi che recepiranno la proposta per riaccendere le vetrine al centro della mozione di ridurre l’aliquota Imu dall’1,6% al valore dell’8 per mille per l’anno di adesione.