Da un lato quella che, con devozione totale, ambisce a spargere il più possibile. Dall’altro, quella che custodisce per sé perché, mai come nel suo caso, si tratta di “passione”. La fede del vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo non si colora solo del porpora dell’abito talare. Ha anche una sfumatura dalle tonalità più “terrene”: il giallorosso. Combinazione cromatica della sua storica inclinazione calcistica. Dalla piccola squadra del suo comune natale Isola di Capo Rizzuto. Fino alla Roma campione di Italia. Ma soprattutto, «il primo amore», come lo definisce lui stesso: il Catanzaro. La squadra che oggi alle 15, all’Orogel Stadium, affronterà il Cesena.
Monsignor Caiazzo, è davvero un grande appassionato di calcio?
«Certo. Fin da bambino. Siamo preti, vero. Ma ciò non toglie che siamo persone normali come tutti. Anche noi abbiamo le nostre umili passioni (ride, ndr)».
Ma vige il principio di “uguaglianza”, come nel Vangelo, fra gli uomini anche tra le squadre per il vescovo Caiazzo?
«No. Io sono giallorosso fin da bambino. Perché sono i colori di tutte le città in cui ho vissuto. Prima di tutto Isola Capo di Rizzuto dove sono nato. Che all’epoca, negli anni Sessanta, era sotto la provincia di Catanzaro. Che a sua volta era giallorosso. E Catanzaro senza dubbio rimane il primo grande amore calcistico».
Descriva questo “amore”...
«Finché sono rimasto lì, credo di non essermi perso una partita. Che fosse dallo stadio direttamente e da un balcone di qualche casa che dava sul campo. Erano gli anni d’oro del Catanzaro. Conoscevo tutti i giocatori. Da Claudio Ranieri al simbolo Massimo Palanca. Nomi che in quel momento avrebbero voluto tutte le più importanti società del calcio italiano. Inoltre, ricordiamolo: il Catanzaro è stata a prima squadra calabrese a conquistare la Serie A».
Eminenza, Isola di Capo Rizzuto è in provincia di Crotone...
«Oggi. Perché nel 1992 è cambiata. Ma ieri era Catanzaro. E comunque noi isolani ci sentivamo catanzaresi e tifavamo Catanzaro. Poi ci siamo adeguati (ride, ndr). A Crotone, d’altronde, ci ho vissuto trent’anni. La squadra della città non attraversava un buon momento. Tanto da essere, persino, radiata dal calcio italiano. Anche nel periodo trascorso a Matera mi ero avvicinato alla squadra cittadina. Quell’anno fece un campionato di Serie C molto strano: miglior attacco, migliore difesa e vetta della classifica nel girone di andata. Poi crollò per questioni societari nel girone di ritorno. Fino alla radiazione».
Il giallo e il rosso continuano a dipingere le sue esperienze anche fuori dalla Calabria?
«Assolutamente sì. Ho studiato teologia a Roma. E mi sono innamorato perdutamente della Roma. Ho vissuto dall’inizio alla fine il campionato 1982-1983, che si concluse con la vittoria dello scudetto. Era la Roma di Di Bartolomei, Nela, Vierchowod, Ancelotti, Conti, Pruzzo. E ovviamente Falcao. Con l’Italia appena diventata campione del mondo. Anni bellissimi».
Il calcio è sempre stata una passione da godere da lontano?
«No. Ho giocato per molti anni come esterno sinistro. Poi, a causa di un infortunio al ginocchio venni dirottato in porta. E avrei avuto anche delle opportunità».
Tipo?
«Negli anni in cui studiavo a Reggio Calabria continuavo anche a giocare. Alla fine di un allenamento venne da me un tizio che mi aveva osservato per tutta la seduta. Mi chiese di fare un provino per la Reggina: era l’allenatore. Io rifiutai spiegando che non fosse nelle mie intenzioni diventare un professionista. Ho continuato anche una volta divenuto prete. Organizzavamo molti tornei allo stadio di Crotone. Ne vinsi anche uno con la squadra dei preti contro quelle di politici, industriali e imprenditori. Il nostro allenatore era Antonello Cuccureddu. Il gioco alimenta lo spirito. Aiuta a crescere».
Oggi si gioca Cesena-Catanzaro. Sarà allo stadio? E manterrà fede ai colori giallorossi?
«Non sarò allo stadio per impegni diocesani, ma ero stato invitato ed ero prontissimo a presentarmi al “Manuzzi”. Non mi sbilancerò: mi auguro solo che sia una bella e intensa partita. Poi che vinca la migliore».
Se potesse scegliere oggi chi farebbe salire in Serie A?
«E se ci andassero entrambe? In un colpo solo sarebbe bellissimo. Intanto speriamo che si qualifichino ai play-off che, come ogni anno in Serie B, sono una lotta serrata. Venendo qui, ci speravo sul Cesena. La prima parte di questa stagione ha mostrato aspetti interessanti. E mancano comunque sette partite».
Magari le sue “conoscenze” potrebbero anche dare una mano.
«Ho celebrato una funzione allo stadio di recente. Non servirà mica sempre una messa? (ride, ndr)».