Cesena, Apofruit vende meno ma guadagna di più: incremento del 7%

Cesena
  • 16 ottobre 2026

Si è conclusa nei giorni scorsi la liquidazione dei prodotti primaverili di Apofruit Italia, che ha portato ai produttori della cooperativa un valore complessivo di 23,4 milioni di euro, circa il 7% in più dell’anno precedente. Un risultato particolarmente significativo se si considera che i quantitativi conferiti hanno registrato una flessione di circa il 4%. Fragole, asparagi e patate novelle sono stati i principali protagonisti della stagione.

Mirco Zanotti, presidente di Apofruit, commenta: «Il nostro impegno continua a essere quello di costruire le condizioni per garantire redditività alle aziende agricole, attraverso la programmazione, l’innovazione varietale, la qualità delle produzioni e un rapporto sempre più strutturato con il mercato”.

Il direttore generale Ernesto Fornari fa notare che «le campagne agricole sono sempre più condizionate dall’andamento climatico e da una serie di variabili che rendono complessa la programmazione produttiva. Per questo è fondamentale il lavoro di organizzazione che una cooperativa come Apofruit può mettere in campo: dalla scelta delle varietà alla pianificazione dei calendari di raccolta, fino alla commercializzazione. La fragolicoltura del Metapontino è un esempio significativo di come investimenti, ricerca varietale e organizzazione possano contribuire a rafforzare una filiera e a creare valore per i produttori»..

La parte più rilevante della liquidazione primaverile riguarda appunto le fragole, che hanno fatto registrare risultati particolarmente soddisfacenti, con un prezzo medio complessivo superiore ai 3,20 euro al chilo, livello mai raggiunto in precedenza dalla cooperativa. Il principale polo produttivo è quello del Metapontino, in Basilicata, dove sono stati conferiti circa 58mila quintali, ai quali si aggiungono circa 2mila quintali provenienti dalla Romagna. Mirco Zanelli, direttore commerciale di Apofruit, segnala poi che per il biologico il valore medio si è attestato addirittura intorno ai 5 euro al chilo. Zanotti e Fornari osservano che «la superficie regionale destinata alla produzione in serra è arrivata oggi a 1.500 ettari, quando 15 anni fa l’areale si era progressivamente ridotto fino a 100 ettari. Un cambiamento legato principalmente all’introduzione di nuovi sistemi produttivi con piantina fresca: gli impianti vengono messi a dimora in ottobre e la raccolta può iniziare già a fine dicembre, proseguendo fino a maggio. Anche il lavoro sulle varietà sta contribuendo a rafforzare la competitività. Per la prossima campagna, sono programmati circa 150 ettari di superficie fragolicola in Basilicata come Apofruit, rispetto ai 130 dell’annata appena conclusa». Più contenuta, ma interessante, la produzione romagnola: qui il valore medio di liquidazione del convenzionale si è attestato intorno a 2,90 euro al chilo, mentre per il biologico ha raggiunto 4,50 euro. Restano tuttavia criticità legate alla gestione dei calendari produttivi e alla disponibilità di manodopera.

La campagna degli asparagi ha interessato principalmente tre le zone di Foggia, Ferrara e Viterbo, con un totale di 7mila quintali conferiti, in crescita rispetto ai 6mila dello scorso anno, ma ancora al di sotto del potenziale produttivo, stimato tra gli 8mila e i 9mila quintali. Per il prodotto emiliano-romagnolo la liquidazione ha raggiunto 3,69 e 3,12 euro a seconda delle categorie.

Terzo prodotto di rilievo della liquidazione primaverile sono state le patate novelle, con 30mila quintali di produzione (10 mila in meno del 2025) e valori di liquidazione di 50-70 centesimi al chilo.

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