Cesena, anche Via Strinati colpita dalla crisi: il racconto dei negozianti

Cesena

Ogni vetrina ha i suoi occhi e lungo via Strinati tutte le attività si sono fatte la propria idea sull’andamento e sui problemi del settore. Quella è una strada storica, con una spiccata vocazione allo shopping e con una significativa presenza di locali dove mangiare e bere qualcosa. Ma la recente chiusura di “Bosco Cesena”, negozio di qualità specializzato in fiori essiccati e oggettistica con una forte impronta eco e green (restano però aperti i punti vendita dello stesso brand situati a Forlì e Ravenna), ha confermato che la crisi sta mordendo anche qui.

Per Alessandra, commessa di un negozio di abbigliamento da 10 anni il problema è anche estetico: «Ci vuole cura e solidarietà, anche nelle piccole cose, tanto nella pulizia della strada quanto nel coordinarsi con i saldi e le aperture. Una volta, quando i miei genitori avevano la profumeria qui, negli anni ’80, la strada era tirata a lucido, le fioriere erano ben curate, i colori abbinati, per obbligo. Era il Comune a imporlo, e lo stesso era per il periodo dei saldi. Ora basta guardare le vetrine dei negozi sfitti e i venerdì di luglio: ognuno tiene e apre il negozio come e quando gli pare, non ci si cura degli altri».

Per Gianni, che gestisce “Il punto naturale” da 39 anni, la questione è invece determinata dall’andamento generale dell’economia: «Molti danno la colpa ai parcheggi, ma in realtà il problema è di tutti. Il calo c’è stato ovunque ed è iniziato con il Covid. Poi il centro di Cesena ha sicuramente perso capacità attrattiva, ma chi tratta articoli di nicchia, come noi, continua a lavorare abbastanza bene».

Vale anche per Manuela, che tiene aperto il suo “L’ago e il ditale” dal 1991. Secondo lei però, il problema è di natura socioculturale: «Chiamano tutto merinos, ma non sanno neanche cosa vuol dire. La globalizzazione sta rovinando tutto: c’è una diffusa mancanza di personalità e di senso di qualità degli oggetti, uno compra un capo e la mattina dopo lo hanno tutti. In questo senso non c’è margine per i piccoli negozi, solo per le mode. Ora c’è quella dell’uncinetto. Una qualche celebrità, sui social, ha detto che aiuta a calmare i nervi, e io vendo gomitoli su gomitoli».

In quanto a carica ed entusiasmo, nessuno può battere Malik, 33 anni, che ha aperto il suo primo kebab-pizzeria un mese fa, in quello che prima era un negozio di scarpe, e ha un’opinione in netta controtendenza con quella della quasi totalità degli esercenti della via. «I clienti ci sono, e la posizione è stupenda. Tutti i miei colleghi sono invidiosi. Per adesso siamo in tre, apriamo al mattino alle 11 e chiudiamo all’1 di notte, tutti i giorni. Il grosso dei clienti arriva all’orario di chiusura, perché siamo gli unici aperti fino a quell’ora, e c’è il pienone».

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