Cesena, alluvione, climatologi allarmati: «Se non si cambia, altri disastri»

Cesena

Il terremoto in Turchia e in Siria, la siccità nel sud America e l’alluvione in Emilia Romagna. Sono queste le tre più gravi catastrofi avvenute nel mondo nel corso del 2023. Quella più costosa ha colpito l’Italia, con ben 10 miliardi di danni, di cui solo il 6% assicurato, e 17 vittime. Il tutto in un territorio a rischio coi suoi 56mila km di corsi d’acqua e 19mila km di canali di bonifica. Un evento eccezionale, come hanno confermato i climatologi anche ieri, durante un evento pubblico organizzato dall’amministrazione comunale in fiera a Pievesestina, per ringraziare i dipendenti comunali e tutti coloro che, con impegno e dedizione, hanno dato il proprio contributo nei tremendi giorni dell’alluvione. L’incontro è stato anche un seminario sui temi legati al cambiamento climatico e sulle strategie di adattamento che si possono adottare a livello locale.

Pierluigi Randi presidente dell’Associazione Meteo Professionisti e consulente tecnico dell’agenzia nazionale Italia Meteo, e Carlo Cacciamani, direttore della stessa agenzia, hanno spiegato che per trovare un’alluvione simile in Romagna si deve tornare addirittura al maggio 1939, ma c’è una differenza nel tipo di alluvione, perché è stata più veloce. «Ci sono sempre state alluvioni, come quella nel Ravennate nel 1636 - ha spiegato Randi - ma la novità è che l’alluvione del 2023 è stata più rapida: è caduta una grande quantità di acqua in sole 36 ore, mentre in passato le alluvioni erano precedute da giorni e giorni di pioggia. Il 65% dei pluviometri ha stabilito record di pioggia caduta in 24 ore, nei giorni del 1° e 3 maggio e 16 maggio. In alcune zone delle tre province colpite si sono registrati 500 millimetri di pioggia, mentre di solito in maggio se ne contano 70-80. Una cosa mai vista in cent’anni». Randi ha poi aggiunto che l’alluvione del 16 maggio è stata causata da due eventi catastrofici, dovuti ad anomalie di pressione atmosferica sul Mediterraneo. «Il primo si è verificato tra il 1° e il 3 maggio quando è piovuto per 30 ore, non in grande quantità ma in modo insistente. Il secondo evento è quello del 16 e 17 maggio, quando dal nord Africa una nuova depressione è arrivata in Italia e qui ha scaricato pioggia per 36 ore, in un suolo già saturo dall’evento dei primi di maggio. Inoltre i venti scirocco e di bora che tiravano sull’Adriatico hanno causato un innalzamento del mare e impedito il deflusso delle acque».

Colpa dei cambiamenti climatici? Gli esperti non hanno dubbi. «I dati parlano chiaro: aumenterà la frequenza di questi andamenti. La nostra sorte dipende da quanti gradi aumenterà la temperatura in Italia. Dal 1980 registriamo una crescita di 1,7 gradi: se continuerà così, sarà probabile che eventi simili a quello del 16 maggio si verifichino con maggiore frequenza». Cacciamani ha osservato che di solito queste alluvioni sono accadute in novembre, come quella del Po di anni fa e quella di Firenze. «Dobbiamo tornare al 1939 per trovare un’alluvione a maggio, ma mai vista con quantitativi tali di pioggia e così intensi. Sono quindi eventi legati al cambiamento climatico: se i grandi del pianeta non si decideranno a dare una decelerata all’emissione di gas serra, saranno sempre più frequenti».

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