In un vicolo pedonale, stretto tra i muretti e le recinzioni di due private abitazioni. In un tratto frequentato mattina, pomeriggio e sera da residenti e non solo che scelgono quella zona per passeggiare con i loro amici a quattro zampe. Per la sua ricca concentrazione di verde e perché lontana dal caos delle arterie stradali più trafficate.
Nell’urbanizzazione di recente costruzione e in fase di ampliamento parallela alla via Fiorenzuola e alla via Emilia e che arriva fino alla via Rio Marano, dove risiedono numerose famiglie con animali domestici, sono state ritrovate delle esche per animali contenti un’evidente quantità di veleno. Collocate su un camminamento pubblico dove non passano solo i padroni con i loro cani, ma anche i gatti randagi della piccola colonia del gattile comunale organizzata in quel quartiere e soprattutto bambini.
Si tratta di buste di plastica facilmente confondibili con mera sporcizia gettata a terra che, se nascoste dalle foglie cadute sull’asfalto o bagnate dalla pioggia potrebbero risultare difficili da intravedere.
È quello che accade a una signora che abitualmente frequenta la zona con la sua anziana Setter. Rientrata a casa dopo il consueto giretto si accorge che l’animale fa fatica a respirare, finché non comincia a rigurgitare materiale schiumoso dalla bocca. Capita la situazione corre dal veterinario che, eseguiti gli esami di rito, fa la diagnosi: avvelenamento.
Durante la passeggiata il cane avrebbe ingurgitato materiale contenente sostanze nocive per il suo organismo senza che la donna si accorgesse di nulla.
Il giorno seguente, la signora riceve un messaggio da una conoscente che le segnala la presenza di esche velenose nel tratto di marciapiede compreso tra via Eleonora Duse e via Orintia Romagnoli. Probabilmente le stesse mangiate dall’animale della donna.
Per la cagnolina non c’è nulla da fare e dopo una settimana di stenti e tentativi di cura da parte dei veterinari muore sotto gli occhi della padrona. Un episodio che lascia il quartiere e i tanti cesenati che si spostano verso quel lato della città per passeggiare con i loro animali atterriti e preoccupati perché, complici i numerosi mucchi di foglie marce cadute dagli alberi e dalle siepi accumulati sui marciapiedi che possono complicare l’individuazione di materiale pericoloso e la malvagità di chi lascia quelle trappole per terra, temono di ritrovarsi nella medesima situazione. A maggior ragione in orari serali a causa della poca e scarsa illuminazione pubblica.