Cesena, aiuola e panchina ridotte a immondezzaio in via Gaspare Finali: proteste per i bivacchi alcolici

Cesena

Bottiglie e lattine di birra, pacchetti di sigarette, involucri di plastica, scontrini abbandonati tra i cespugli. E la lista potrebbe continuare. È ciò che si trova attorno alla panchina di cemento di viale Gaspare Finali, all’altezza del civico 60, all’angolo con via Angeloni, diventata ormai punto di ritrovo abituale per un gruppo di cinque o sei persone di mezza età.

La panchina del degrado

Riparata dalla vegetazione e particolarmente ombreggiata, la panchina potrebbe rappresentare un piccolo angolo di sosta, soprattutto nelle giornate più calde. La realtà, però, restituisce un quadro decisamente meno piacevole e allettante: qui ci si ferma per diverse ore, si beve già dal mattino, si fuma e si trascorre buona parte della giornata, mentre tutt’attorno i rifiuti continuano ad accumularsi.

Cibo, alcol e bivacchi

A confermare che non si tratta di episodi sporadici è il responsabile di un’attività commerciale che si trova proprio nelle vicinanze. «È ormai diventato un luogo di ritrovo in cui si mangia, si beve parecchio, si bivacca e, all’occorrenza, ci si arrangia anche per i bisogni più elementari», racconta.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Tra i cespugli che circondano la seduta si accumulano così tanti rifiuti che non serve nemmeno spostare rami e foglie per accorgersene. Bottiglie, lattine e confezioni spuntano dalla vegetazione e restano lì, nonostante per disfarsene correttamente basterebbe percorrere poche decine di metri: i cassonetti si trovano dall’altro lato della strada, a circa cinquanta metri dalla panchina.

«La panchina in cemento si trova proprio davanti ad attività commerciali frequentate e rispettate, potrebbe essere un posto in cui poter chiacchierare e riposare, ma in pratica, sta diventando è un piccolo immondezzaio a cielo aperto», prosegue il commerciante.

Il precedente

Il problema, naturalmente, non è che una panchina venga utilizzata come luogo di incontro. È ciò che resta dopo, e il modo in cui uno spazio pubblico finisce per essere sottratto, di fatto, alla normale fruizione degli altri cittadini. Un precedente, del resto, c’è già: le recenti lamentele per la situazione di degrado nel parcheggio di Sobborgo Comandini hanno portato a un cambiamento di rotta. Resta allora da capire se anche in viale Gaspare Finali sarà necessario arrivare allo stesso punto prima che si decida di intervenire.

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