Tutto tranquillo al “Comandini”? Secondo il dirigente scolastico Dario Nicchitta, gli avvenimenti di sabato scorso, in particolare un lancio di fumogeni all’interno del cortile, non sarebbero altro che tentativi di emulazione delle proteste studentesche. In pratica, una bravata di proporzioni ridotte, che riguarderebbe solo alcuni ragazzi ancora ignoti. E a detta dello stesso preside dell’istituto professionale, il clima di tensione si starebbe rapidamente sciogliendo: «Come stanno i ragazzi? Li ho incontrati oggi (ieri per chi legge, ndr), per parlare delle elezioni dei rappresentanti e mi sembravano tranquilli - riferisce Nicchitta - Poi ho fatto un giro delle classi, durante l’intervallo. Mi è sembrata una normale ricreazione».
Fuori dal cancello, però, ieri c’erano ben tre auto dei carabinieri, che stazionavano nel parcheggio, in “funzione preventiva”. «Li avevo chiamati io, per dare un senso di sicurezza - prosegue il preside - ma da quanto hanno detto stavano già venendo qui». La maggior parte degli studenti, specialmente i più grandi, non sembra particolarmente preoccupata e concorda con la versione del preside: «Sono bambinate, fatte da persone che non sanno neanche quello che fanno e per che cosa protestano».
Quanto ai fumogeni e ai petardi (poi sequestrati dalle forze dell’ordine intervenute) lanciati l’altro ieri nel parco della Buca alle Vigne e nel cortile dell’ente di formazione “Techne”, accanto al “Comandini”, non sembrano direttamente legati alla protesta studentesca ma il frutto di una bravata di un gruppetto di adolescenti.
Alcune ragazze di classe prima, poco meno che terrorizzate, raccontano invece in modo molto differente come stanno le cose: «La situazione qui non è tranquilla per un c...o. Tiravano i petardi nelle scale, lanciavano i bidoni, il vicepreside non riusciva a tenerli. Hanno occupato un intero piano, scardinato una porta e spinto anche un professore».
A suffragare queste testimonianze ci sono anche video fatti circolare su TikTok, che mostrano molto caos all’interno della scuola, con sedie e banchi spostati nei corridoi e rovesciati, oltre a una calca di studenti agitati e rumorosi e nel piazzale esterno fumogeni e un ragazzo nel parcheggio che scappa tra le auto, inseguito da un agente.
Uniti ad alcuni messaggi dai toni allarmistici e ampiamente inoltrati nei gruppi whatsapp (minacce o presunte prove di violenze e di stupri di gruppo), i racconti fatti danno l’idea di una generazione di giovanissimi minacciata da ciò che accade nel mondo virtuale più che in quello reale.
Martino Ellena