Cesena, affitti introvabili per un operaio stabile e sua moglie dopo la figlia e il cane: «Così saremo costretti ad andarcene, non è giusto»

Vive a Cesena da più di 18 anni, da sei lavora come operaio con contratto a tempo indeterminato in un’azienda longianese che opera nel settore dell’arredamento e abita in affitto a San Giorgio con la moglie. Un bel quadretto familiare, arricchito un anno e mezzo fa dalla paternità, oltre che dalla presenza di un cane, ma presto tutto rischia di essere rovinato. Al punto da dovere valutare di lasciare la Romagna, magari tornando in Sicilia, sua terra d’origine, e dovere ricominciare tutto da capo, a 37 anni, buttando alle ortiche una situazione tutto sommato stabile, seppure non senza sacrifici, visto che lo stipendio di circa 1.500 euro al mese è l’unica entrata familiare.

Il problema è tutto e solo abitativo, perché la ricerca di una casa da affittare, che è uno scoglio per quasi tutti, diventa un’infinità di «porte sbattute automaticamente in faccia» quando i proprietari sentono che a un reddito limitato si aggiungono «una bambina o un animale domestico». Nel caso di Emamuele e della moglie Samantha, 29enne, questi freni esistono entrambi: hanno una figlia di 18 mesi, Viola, e un cane di media taglia di nome Aaron. Nel 2028 scadrà il contratto di locazione del loro bilocale e la padrona di casa li ha avvisati che non ha alcuna intenzione di rinnovarlo, prima indicando come un ostacolo la presenza del membro a quattro zampe della famiglia (che - assicura Emanuele - «non ha mai dato alcun fastidio agli altri condomini») e poi sostenendo che l’alloggio è diventato troppo piccolo per una coppia che ora ha anche una figlia.

Davanti a questa prospettiva, ormai da tre anni i due coniugi hanno iniziato e cercare un tricolare da affittare, ma riferiscono che la somma tra stipendo medio-basso, seppure sicuro (e che - rivendica con orgoglio l’operaio - «ha sempre permesso di pagare regolarmente il canone») e la presenza di una bambina e di un cane si trasforma in un no a ogni tentativo di trovare una nuova abitazione.

L’amarezza è tanta. «Nonostante la nostra totale onestà, il pagamento regolare di tasse, affitto e spese condominiali, ci troviamo di fronte al fallimento totale del sistema abitativo locale - dicono Emanuele e Samantha - Il mercato privato ci sbatte le porte in faccia perché abbiamo una bambina e un animale domestico. Le graduatorie delle case popolari del Comune sono sature. Siamo arrivati all’assurdo per cui un lavoratore onesto è costretto a dare le dimissioni dal posto fisso e ad abbandonare la Romagna per non rischiare di finire in mezzo alla strada con una minore, alla scadenza del contratto. Vogliamo denunciare pubblicamente questa situazione, perché le istituzioni spendono milioni di euro per i parchi o per rifare la stazione, ma abbandonano le famiglie dei lavoratori onesti».

Questa vicenda personale è la stessa che sta raccontando un numero crescente di persone. Trovare un appartamento da affittare a Cesena è ormai un’impresa disperata per chi deve fare i conti con salari modesti, ma al tempo stesso non è nelle condizioni di accedere a una casa popolare perché ha un punteggio troppo basso rispetto a tante persone in graduatoria. Colpa di una pesante carenza di alloggi pubblici per chi non può permettersi di affrontare il libero mercato, che nella migliore delle ipotesi richiederebbe probabilmente a Emanuele e Samantha di pagare circa 200 euro mensili più di oggi. Se poi c’è di mezzo anche quella che dovrebbe essere solo una fonte di gioia, come una figlia o un cane, l’impresa disperata diventa una missione impossibile. Accompagnata da un commento triste: «È una grande ingiustizia, che non sembra importare ai politici».

Ad aumentare l’amarezza, dal punto di vista umano, è anche quanto successo alla scadenza dei primi tre anni di locazione, prima di ottenere la proroga per altri due: «La proprietaria ci ha mandato tramite avvocato un invito a presentarci a un’agenzia di mediazione per offrirci soldi per mandarci via il 2 luglio, senza prolungare il contratto. Noi. ovviamente, abbiamo rifiutato, perché non avevamo e non abbiamo un altro posto da cui andare ad abitare. E oltretutto la cifra che ci è stata proposta era molto bassa, nonostante sia consapevole che con una minorenne a carico non avremmo saputo come fare. L’abbiamo vissuta come una grande offesa disumana nei nostri confronti».

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