Centri storici in crisi, Confcommercio e sindaci a confronto nel dibattito tv

Cesena

Le difficoltà e il futuro del commercio di vicinato e degli esercenti storici a fronte dell’imperante e-commerce e della grande distribuzione. La sicurezza e i destini dei centri storici sempre più svuotati. La tassazione sulle imprese e la fitta selva della burocrazia sono stati gli argomenti al centro dell’incontro di Vox populi su Teleromagna giovedì sera. Il format televisivo, condotto da Federica Mosconi, vedeva come ospiti della puntata Augusto Patrignani e Roberto Vignatelli, presidente e vicepresidente di Confcommercio Forlì-Cesena, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini e l’assessore alle attività produttive del Comune di Cesena Lorenzo Plumari.

A Cesena

Ricordare gli 80 anni di storia di Confcommercio nel territorio è stata l’occasione per discutere del destino dei nostri centri storici alla luce delle difficoltà sempre più emergenti del commercio tradizionale. Un tema sensibile da anni non solo a Cesena. «Il centro di Cesena si sta impoverendo, le botteghe storiche e non solo chiudono e questo declino è sotto gli occhi di tutti. Bisogna fare qualcosa perché la situazione non è irreversibile ma si devono mettere in campo azioni» così Augusto Patrignani. Il presidente di Confcommercio Forlì-Cesena non si è poi astenuto dal rimarcare come «sebbene negli ultimi 20 anni a Cesena siano state fatte cose per il centro, bisogna vedere se queste hanno migliorato o peggiorato la situazione. Penso ai parcheggi tolti in piazza Libertà, al Foro Annonario, alle telecamere Ztl e mi pare che siamo indietro e non avanti. Il centro storico di Cesena è blindato, non ci si può più lavorare, i parcheggi ci sono quando non servono e se ci sono costano molto, mentre davanti ai centri commerciali sono gratis. Noi di Confcommercio abbiamo sempre dato il nostro contributo, ma questo non viene accolto e si fa tutto quello che si era già deciso di fare». Cosa fare allora? Patrignani ha parlato di messa a posto delle gallerie cittadine, di abbellimento dei porticati, di arredo pubblico, di parcheggi e di più iniziative. Alle critiche ha risposto l’assessore Plumari che ha sottolineato come serva un approccio integrato. «Ogni vetrina spenta fa male, ma non si deve perdere il contesto generale, tutti centri storici non solo il nostro, vivono di difficoltà. Il confronto porta a visioni simili, anche noi stiamo pensando ad un piano mobilità, a migliorie all’arredo urbano e a investire su grandi eventi, come Agorà che ha portato a Cesena 10mila persone. È uscito un bando regionale per il finanziamento dell’attività degli hub urbani e di prossimità che può diventare un aiuto concreto». Sul fronte sicurezza Plumari ha ricordato come il Comune debba chiedere l’aiuto dello Stato «e serve giustizia oltre che sicurezza. E incentivare l’apertura di nuove vetrine è intervenire sulla sicurezza».

Forlì

Se il centro storico di Cesena soffre, lo stesso succede a Forlì, come hanno ribadito il sindaco Zattini ed il vicepresidente di Confcommercio Roberto Vignatelli. Proprio il vicepresidente ha poi rimarcato come oltre ai problemi comuni, Forlì sconti anche problemi legati alle politiche abitative passate. «Stiamo pagando scelte fatte per cui la popolazione forlivese non abita più in centro. La città è spaccata in due, il centro storico e la parte esterna con ipermercati enormi e questo distrae la popolazione. L’Amministrazione attuale ha fatto passi importanti per aiutare il centro ma c’è ancora molto da fare». Zattini ha affrontato il problema di petto, ribadendo come il Comune abbia ridotto del 15% gli affitti degli immobili comunali, abbia eliminato la tassa di occupazione di suolo pubblico, mantenuto il piano parcheggi dal 2019 e attivato parcheggi in pieno centro, investito su iniziative e «stiamo pensando d’intervenire per invertire il trend di residenzialità del centro storico». Per il sindaco di Forlì sarà poi un volano la candidatura di Forlì e Cesena a capitale italiana della cultura 2028. Sul fronte sicurezza il sindaco forlivese ha esortato ad «uscire dal buonismo degli ultimi anni. La sicurezza è fatta anche di repressione e riconoscimento del lavoro fatto dalle forze dell’ordine».

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