Nel comprensorio cesenate sono tre gli immobili inutilizzati di proprietà dell’Ausl che sulla carta potrebbero essere preziosi per dare una risposta a un’esigenza impellente: disporre di alloggi per personale sanitario, soprattutto infermieri, di cui c’è estrema necessità, e che sarebbe reclutabile senza troppe difficoltà facendolo arrivare da fuori, se non fosse per l’enorme difficoltà di trovare in zona una sistemazione abitativa a prezzi ragionevoli. In realtà, la disponibilità dei tre edifici utilizzabili allo scopo è per il momento solo teorica, perché ci sono due ostacoli. Il primo è che nessuno è pronto uso: sono molto vecchi e inagibili e per essere adibiti a case per infermieri o altre figure professionali di cui c’è carenza negli ospedali e in altre strutture di cura pubbliche servirebbero lavori non di poco costo. Il secondo freno è che proprio per questa ragione sono stati inseriti nel Piano di alienazioni del patrimonio immobiliare dell’Ausl: è una decisione che può essere cambiata, ma va tenuto conto che le vendite programmate servono a recuperare risorse di cui c’è bisogno per finanziare altri interventi.
Il problema e la necessità
A fare venire a galla la situazione esistente è stata un’interrogazione presentata in Regione da Giovanni Gordini, consigliere del gruppo Civici con De Pascale. L’obiettivo era avere un censimento aggiornato e puntuale del patrimonio immobiliare “non funzionale” eventualmente riconvertibile in abitazioni, da destinare, almeno in via temporanea, a dipendenti del Servizio sanitario regionale. Il tutto per arginare il problema dell’elevato costo degli affitti in vari territori della Romagna, che rappresenta un ostacolo significativo al reclutamento e alla permanenza del personale sanitario. Tanti professionisti, come avviene già in diversi Paesi dell’Europa occidentale, sarebbero pronti a venire anche dall’estero, ma a scoraggiarli è il rebus di trovare una casa con un canone di locazione sostenibile.
I tre immobili cesenati
A seguito della ricognizione effettuata, è emerso che sarebbero una trentina i fabbricati in mano all’Ausl che sono inutilizzati e quindi potenzialmente trasformabili per quella funzione. Nel Cesenate uno si trova a San Piero in Bagno ed è l’ex dispensario in via Santa Maria. La sua costruzione risale alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso e ha una superficie importante: oltre 320 metri quadrati. Risulta dismesso da un quarto di secolo. Nelle campagne del territorio comunale di Cesena ci sono invece due ex fabbricati colonici, ancora più vecchi (risalgono agli anni Venti del Novecento). Il più grande (oltre 500 metri quadrati) si trova nel podere di Sant’Anna, in via Cerchia di San Giorgio. L’altro, di circa 340 metri quadrati, è nel podere San Martino I, in via Ravennate. Entrambi sono inagibili.