Borghi, fratelli trucidati dai nazifascisti: targa bloccata da una richiesta di “par condicio”, parenti e Anpi arrabbiati

Cesena

Targa celebrativa per ricordare l’uccisione di due vittime dei nazifascisti. Ma anche amarezza per l’assenza dell’amministrazione comunale, dietro cui si cela un “ricatto”: al ricordo di chi fu ucciso dai tedeschi alleati del regime di Mussolini vorrebbe che si aggiungesse quello di un seminarista ucciso dai partigiani, che però non ha legami con Borghi.

La targa

Sabato scorso, in piazza Fratelli Santini, a Tribola di Borghi, si è tenuta la cerimonia di consegna di una targa in memoria di Armando e Attilio Santini. L’iniziativa è stata promossa dall’Anpi Forlì-Cesena.

Tra la circa 50 persone presenti anche figli e nipoti dei due trucidati il 4 ottobre 1944, e vari residenti della frazione. La consegna della targa è avvenuta nelle mani dei parenti, «sperando che venga installata prossimamente dal Comune».

I presidenti dell’Anpi Forlì-Cesena, Miro Gori, e Rubicone, Luca Bussandri, hanno sottolineato che «dedicare una targa ad Armando e Attilio Santini di Borghi, assassinati dai nazifascisti, significa coltivare nel nostro cuore il ricordo del loro sacrificio ma anche riproporre con forza la necessità, l’attualità dell’antifascismo scolpito nella nostra Costituzione. Perché il fascismo ha molte facce, non solo quella squadrista delle camicie nere ma si può manifestare in forme più subdole».

Ricordi struggenti

«Avevo sei anni all’epoca - ha ricordato l’87enne Anna, figlia di Attilio Santini - Eravamo sfollati in un casolare lungo il fiume Rubicone, sotto Roncofreddo. Con noi c’erano i miei zii e il fratello di mio nonno con le loro famiglie. Mia mamma era incinta, il mio fratellino nacque lì e morì dopo pochi giorni. Un giorno ci dissero che la guerra era finita. Eravamo felici e stavamo per tornare a casa. Purtroppo arrivarono nel casolare due tedeschi. Buttarono giù la porta e bruciarono i pagliai, all’epoca oro per i contadini. Poi presero gli uomini: mio babbo, mio zio e il padrone di casa. Li portarono via. Noi tornammo a casa da sole. Dopo alcuni giorni, mia mamma e mia zia andarono a cercarli nei pressi del casolare dove eravamo sfollati e trovarono il segno delle buche. Gli avevano fatto scavare la fossa e poi li avevano uccisi. Questi fatti non vanno dimenticati».

L’81enne Giancarlo, cugino di Anna, ha aggiunto: «Mio babbo Armando e mio zio Attilio meritano di essere ricordati. Mio padre non era nemmeno partigiano, anche se odiava i nazifascisti».

Rabbia per un “ricatto”

Alcuni residenti hanno rimarcato: «È una vergogna che in una simile occasione non ci sia né il sindaco né la giunta comunale». Ha tentato di giustificare le assenze Dario Placca: «Sono consigliere comunale di minoranza e con me ci sono anche Gianluca Landini e Lucia Rosati, quindi l’amministrazione c’è». Pressato, ha poi spiegato: «Due sere fa ho depositato un’interrogazione per la posa della targa commemorativa. Un anno fa l’Anpi presentò l’istanza per installare a proprie spese una targa in memoria dei fratelli Santini. Il Comune rispose subordinando il nulla osta alla contestuale realizzazione di un’ulteriore targa, sempre a spese di Anpi, in memoria di Rolando Maria Rivi, ucciso dai partigiani. Il 22 settembre 2025, l’Anpi ha inviato una Pec accettando l’incontro per approfondire la questione. A distanza di oltre 7 mesi, non c’è stata risposta. Poi l’assoluta incongruenza: Rolando Maria Rivi è estraneo alla storia di Borghi, essendo nato a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, e deceduto a Monchio, nella zona di Modena. La “subordinazione” della targa è un uso improprio della toponomastica locale, utilizzata come strumento di bilanciamento politico anziché di valorizzazione della storia. Speriamo che venga cambiata quell’assurda decisione».

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