Cesena, anche nell’ultimo dei faccia a faccia è l’emergenza abitativa ad accendere lo scontro

Cesena

Il luogo imponeva un confronto civile e rispettoso nei toni. Richieste rispettate. Merito anche della ferrea sin dalle regole di ingaggio: tre minuti a testa per rispondere alle domande, nessuna possibilità di replica e divieto di interazione col pubblico. Così, lunedì, si è svolto l’ultimo faccia a faccia fra i quattro candidati sindaco di Cesena nella Sala Incontri della Chiesa Avventista del Settimo Giorno a Case Finali. Davanti a una platea di un centinaio di persone, Enzo Lattuca candidato per il centrosinistra; Marco Casali, centrodestra; Marco Giangrandi candidato di Cittadini al centro e Paolo Sensini lista Per la Pace e il Bene Comune-Cesena Viva e Unita hanno spiegato le loro proposte su vari temi.

I programmi

Per rompere il ghiaccio si parte da una sintetica presentazione di candidati, liste e punti fondamentali dei programmi. Si va in ordine alfabetico. Prende la parola Marco Casali: «Come coalizione di centrodestra siamo una squadra solida e affiatata su valori condivisi da cinque anni». Cinque sono i macro-temi che indica come fondamentali: «Ordine pubblico, mobilità per tutti, sicurezza ambientale, famiglia e natalità, infrastrutture». Si pone in una posizione “di centro” la coalizione che appoggia Marco Giangrandi: «Tra i temi essenziali per noi ci sono l’emergenza abitativa, il sociale, l’ambiente, l’esigenza di rinnovare la mobilità e rendere sempre più partecipi alla vita politica del Comune tutti i quartieri». Sintetico il candidato in quota Pd Enzo Lattuca: «Servizi per anziani, mobilità, cambiamento climatico e scrupolosa attenzione ai meno abbienti». Chiude il giro Paolo Sensini: «Siamo l’unica lista che si è battuta contro la dittatura sanitaria - spiega - siamo contro la dittatura digitale, contro il dictat ambientale». In un clima di elezioni europee dice: «urge aiutare le realtà produttive colpite da politiche sbagliate e denigranti calate dall’alto da una Europa spietata».

Povertà: quali soluzioni

Primo tema del dibattito è l’aumento della povertà. Come contrastarlo? Inizia ancora Casali che sottolinea «il merito di una comunità cesenate ricca di solidarietà». Spesso, però, «frenata nelle sue iniziative da un istituto pubblico opprimente». L’Amministrazione, secondo il centrodestra, «dovrebbe investire risorse sui lavoratori poveri, che, pur avendo un impiego, non riescono a far fronte alle esigenze familiari; sulla formazione di chi non lavora e sull’integrazione dei lavoratori extracomunitari». Lattuca pone all’attenzione della platea la strada seguita dalla sua giunta nel primo mandato: «Stiamo provando ad aiutare tutte quelle famiglie che hanno una loro tenuta economica, ma non sufficiente a fronteggiare tutte le spese, è in atto un percorso graduale con gli assistenti sociali perché queste persone, spesso, hanno difficoltà a emanciparsi dalla loro condizione». Indirizza, poi, una critica ai piani alti delle istituzioni: «L’aver cancellato il reddito di cittadinanza senza proporre uno strumento sostitutivo ha incrementato il problema». «Non serve spendere e spander - replica a gran voce Sensini -. Servono interventi mirati. Il Comune dev’essere il primo presidio per i contributi, ma al fine di stimolare le forze che possono aiutare». Ancora sulla Unione Europea: «Dobbiamo capire che un Comune non ha forze infinite per combattere le politiche strazianti di una Europa egemone». Essenziale diventa il tema casa per Giangrandi: «se neghiamo a chi ne ha diritto di abitare una casa a canone calmierato non affrontiamo la povertà». L’idea di Cittadini al Centro è stimolare una reazione: «serve un riscatto delle persone non un sussidio perenne e la casa è il mezzo utile».

Emergenza casa

La questione abitativa anima il passaggio seguente. «È il principale dei problemi» sentenzia Giangrandi e indica come uno dei fattori scatenanti la clausola di salvaguardia introdotta dalla Giunta Lucchi nel 2014. «Il Progetto Novello - continua - doveva essere il modello Social Housing; di quei 100 appartamenti previsti non se n’è visto uno. L’emergenza casa crescerà, le esigenze cambieranno e non saremo in grado di farci fronte». «Di Social Housing abbiamo iniziato a parlarne sin da subito - ribatte Lattuca -. Durante questa legislatura abbiamo rimesso a disposizione degli assegnatari 50 appartamenti Erp e dobbiamo ristrutturare quelli chiusi che lo richiedono. Abbiamo costruito a Case Finali e Calisese unità abitative adatte a persone disabili che oggi possono permettersi di vivere da sole». Sul Novello: «Verranno costruiti 200 appartamenti e affittati a canone di 5 euro al metro-quadro». «Se oggi Cesena conta 700 unità di edilizia popolare in meno rispetto a Forlì è perché chi doveva non se n’è occupato» accusa Casali. Che suggerisce: «ripensare l’ex Peep di Sant’Egidio che darebbe 300 alloggi. Il progetto c’è ma è rimasto sepolto in qualche ufficio comunale». Poi: «Serve orientarsi verso il riuso abitativo che coinvolga centro città e campagne». Lavoro, integrazione e casa devono andare di pari passo per Casali: «bisogna consentire agli imprenditori di adibire parte della loro proprietà a foresterie per i dipendenti nell’attesa che trovino una sistemazione definitiva». Linea simile per Sensini: «Non servono colate di cemento. Dobbiamo valorizzare ciò che abbiamo». L’idea: «mettere in rete e creare meccanismi tra Amministrazione e cittadini; serve creare compensazione fra domanda e offerta».

Giovani

Coinvolgere i giovani nella vita comune e politica della città è un tassello caro a tutte le coalizioni interessate nella tornata elettorale. Lattuca pensa che «disegnare i ragazzi come distratti, avulsi dal contesto, afflitti da problematiche è sbagliato e surreale». «Dimostra che qualcuno sta invecchiando» - chiosa con scherno il sindaco. Casali ritiene che sia necessario «scindere disagio giovanile e confino sociale». Soluzione? «I ragazzi devono trovare momenti di aggregazione. L’hanno dimostrato nell’emergenza dell’alluvione». E quindi: «coinvolgerli nei progetti della Protezione Civile, dare loro spazi dove riunirsi come potrebbe essere il Foro Annonario che, però, fino al 2057 sarà ostaggio della grande distribuzione a causa di un contratto capestro siglato dalle amministrazioni precedenti». D’accordo Giangrandi, ma fa un passo ulteriore: «bisogna dare ai ragazzi un motivo per frequentare questi luoghi; possiamo farlo con lo sport, la cultura, l’arte e il lavoro». Inoltre: «Proponiamo un collegamento fra scuola, adulti e impresa - continua Giangrandi -. Le aziende devono entrare nelle scuole e interloquire coi ragazzi. Sono il futuro produttivo». Per Sensini la causa scatenate del disagio giovanile è rinvenibile: «negli indici sociali - dice -. Mostrano che i giovani hanno problematiche psicologiche inaudite per quello che hanno subito con la pandemia. Costretti in casa da soli per un problema che non li riguardava affatto». Concorde Lattuca sull’attenzione da porre alla salute mentale dei giovani, ma con altri sviluppi: «Hanno bisogno del nostro supporto e alcune attività come lo “State Attivi” estivo si muovono anche in questa direzione».

Terzo settore e volontariato

L’incontro si chiude con un confronto sulle realtà private cittadine che si spendono per la comunità. Nessun dubbio per Sensini: «Senza un apporto della cittadinanza non ci saremmo mai ripresi dall’alluvione». E per questo la sua lista mira a «un “patto con la cittadinanza” per liberare energie e armonizzare il lavoro di tutti». Per Casali: «va rivisto il Codice di Partecipazione stilato dal Comune. C’è una comunità fertile, ma l’Amministrazione non è capace di rapportarsi con essa». Chiude sulle scuole: «va garantita la parità scolastica alle famiglie che fanno una scelta educativa “diversa” per i figli». Per Giangrandi «urge una Consulta sociale che coinvolga tutti i soggetti. Serve costruire una rete comune in grado di raccogliere e condividere dati e progetti». In una parola «coprogettazione» fra pubblico, privato e comunità tutta. Non è del tutto concorde Lattuca che sottolinea come la sua Giunta abbia già costituito tavoli comuni in materia. «Il tavolo di cooperazione e coprogettazione esiste e con le associazioni coinvolte portiamo avanti un lavoro di monitoraggio e sviluppo costante sui bisogni della comunità». Fa l’esempio delle scuole per l’infanzia convenzionate con le comunità religiose – cita nido e materna della parrocchia di Case Finali. L’idea del centrosinistra è «aiutare, ma non sostituire chi già promuove azioni in ambito sociale».

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