Che cosa accade al rapporto tra cittadini e istituzioni democratiche quando si verifica un’emergenza ambientale? A questa domanda ha provato a rispondere il cesenate Mattia Frasca, giovane delegato italiano del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa con la redazione del report “Democrazia locale ai tempi della crisi climatica. Lezioni dall’alluvione di Cesena”. Sviluppato nell’ambito dell’iniziativa Rejuvenating Politics del Congresso, che verrà presentato a Strasburgo il prossimo 28 ottobre durante la cinquantunesima sessione plenaria. L’obiettivo della ricerca era capire se la popolazione avesse percepito vicine e operative le istituzioni; se fosse riuscita a individuare i responsabili della prevenzione, della risposta e della ripresa e se la fiducia nei confronti di chi amministra ne sia uscita rafforzata, diminuita o invariata. Infine, comprendere il valore della mobilitazione dei volontari e il cambiamento del proprio rapporto con il territorio dopo l’alluvione.
Alluvione, emergenza e istituzioni Report su Cesena al congresso europeo
Il campione
Il progetto si è articolato in una consultazione civica online condotta da fine maggio a inizio settembre 2026 tra i residenti di Cesena e le persone presenti sul territorio durante l’alluvione di tre anni fa. Sono state raccolte 201 risposte totali, fornite da soggetti di età compresa fra 18 e 70 anni. Il 92% era presente a Cesena il 16 maggio 2023; l’8% non era in città ma vi risiedeva. Poco più della metà ha indicato di non aver avuto bisogno di supporto.
Presenza istituzionale
La percezione della presenza istituzionale in cogenza dell’emergenza non è stata uniforme: il 35,8% dei rispondenti l’ha avvertita in pieno; il 47,3% solo parzialmente; il 16,9% non l’ha sentita. Le valutazioni positive derivavano dalla comunicazione, dall’accessibilità e dalla presenza fisica dei rappresentanti locali. Quelle negative si richiamavano a informazioni insufficienti, carenze organizzative e un divario tra visibilità pubblica e concreto sostegno. Tra chi non ha riscontrato alcuna presenza delle istituzioni durante l’emergenza, il 61,8% ha dichiarato un calo della fiducia, contro il 15,3% di chi ne ha percepito la presenza.
Volontari
Il 66,7% dei partecipanti ha ritenuto che la comunità abbia compensato le carenze della risposta istituzionale; mentre il 26,4% ha descritto una collaborazione efficace tra comunità e istituzioni. Il 48,3% ha ammesso di aver contribuito personalmente e il 77,4% degli utenti ha considerato l’azione dei volontari come “fondamentale”. Riconoscendo, per il 92,5% dei casi, un ruolo “molto attivo” ai giovani.
Responsabilità
Il sondaggio chiedeva agli utenti di esprimersi su quale livello istituzionale ritenessero responsabile dell’insufficienza della prevenzione. Il 62,2% ha indicato quello regionale; il 61,2% il nazionale e il 47,8% quello locale. Con la precisazione che il 60,7% ha selezionato almeno due livelli, attribuendo la competenza della prevenzione a più gradi di governo.
Fiducia
In termini di affidabilità e vicinanza, la governance locale ha mantenuto il vantaggio anche a emergenza terminata per la sua maggiore prossimità (48,8%). Anche tra chi ha riportato un calo della fiducia (30,1%). Con una postilla: chi vi ha trovato la maggiore affidabilità, attribuisce alla dimensione locale anche la responsabilità per l’insufficiente prevenzione del territorio (26,5%). Una quota consistente - pari al 39,3% - ha selezionato l’opzione “nessuna istituzione in particolare”.
Territorio
La consultazione ha chiesto agli aderenti anche se l’alluvione avesse cambiato il loro modo di vedere Cesena o il suo territorio. Per il 67,2%, in parte sì. Questo avrebbe portato a una maggiore preoccupazione per la sicurezza delle abitazioni; alla paura durante le piogge; a una più accurata ponderazione della scelta del luogo dove vivere. Ma avrebbe accresciuto anche la solidarietà e il senso di appartenenza.
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