Cesena, aggressione e rapina ai giardini Savelli: condannato a 2 anni e 3 mesi

Si è chiuso con una condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione, oltre a una multa di mille euro, il processo a carico di un 25enne protagonista di un violento episodio avvenuto lo scorso ottobre nella frequentata zona dei giardini Savelli a Cesena.

La vicenda

In particolare, i fatti risalgono all’autunno scorso, quando il giovane è stato accusato di aver aggredito un coetaneo utilizzando una bottiglia di vetro. Secondo l’impianto accusatorio iniziale, l’imputato non si sarebbe limitato alla sola violenta aggressione fisica, ma avrebbe perpetrato anche una vera e propria rapina ai danni della vittima. Il tutto sarebbe scaturito da un diverbio tra i due interessati e il 25enne, come ha sostenuto in aula, avrebbe risposto ad una provocazione reagendo in maniera spropositata. Al giovane imputato, però, sono stati anche contestati ulteriori episodi rapine che sarebbero avvenute all’interno di un supermercato cittadino.

Il processo

L’imputato, difeso dall’avvocata Alice Magnani del foro di Forlì-Cesena, è comparso ieri davanti alla giudice per le indagini preliminari Serena Chimichi per il rito abbreviato. Durante la requisitoria, il pubblico ministero Francesco Scardino (subentrato a Laura Brunelli che invece aveva seguito la fase delle indagini sin da quando il fascicolo era approdato sulla sua scrivania nell’ottobre scorso) ha richiesto una pena più severa: 5 anni di reclusione e 3mila euro di multa per le ipotesi di aggressione e rapina aggravata. Tuttavia, la decisione della giudice ha parzialmente ribaltato le conclusioni della Procura.

La sentenza

La dottoressa Chimichi ha infatti riqualificato il capo di imputazione principale in furto con strappo, portando così a una sensibile riduzione della pena rispetto alle richieste dell’accusa. Dei 5 anni di reclusione richiesti in prima battuta, ne dovrà scontare 2 e 3 mesi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Resta per ora il verdetto di primo grado che mette un punto fermo alla vicenda, l’avvocata difensore si riserva di valutare insieme al suo assistito la possibilità di fare ricorso in Appello.

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