Cesena, l’energia dei giovani per rilanciare la zona della stazione

Il clima che si era creato ieri nella zona della stazione era talmente inusuale nel suo essere festoso e spensierato da non passare inosservato a nessuno. E tra chi quella festa, “Evviva! La città si fa scuola”, ha contribuito ad organizzarla c’era l’orgoglio e la speranza di avere di fronte un primo germoglio di quella che si spera possa essere una nuova identità per quelle zone.

Il ritrovo a Ciacarè

Il punto di riferimento un po’ per tutti è Ciacarè il centro giovanile di vicolo stazione che ha aperto a maggio, anche se il taglio del nastro ufficiale c’è stato ieri. È uno spazio in cui si può trascorrere il tempo dell’attesa del bus o anche il pomeriggio, a chiacchierare, leggere un libro, alla Play o fare progetti. La squadra degli operatori che si alternano a Ciacarè oggi è composta di sei persone: due di Cils, 4 del Progetto giovani del comune di cui 2 dell’Educativa di Strada. Ieri Ciacarè ospitava il writer Rospo, impegnato a realizzare una delle sue opere su uno dei muri del locale, mentre nella stessa stanza un gruppo di ragazzi era impegnato a sfidarsi alla Play, ma faceva da base anche a Uniradio e Voceversa, mentre nel vicolo chi voleva poteva sfidarsi a biliardino (e magari subire goal dagli assessori Verona e Labruzzo), a ping pong o semplicemente chiacchierare sui divanetti.

Il ruolo del cibo

Lungo il percorso verso il Cubo ci si imbatteva negli spazi dedicati a Enaip e Cils, e nel punto ristoro di Welldone Social Food: «Siamo qui – spiega Cristofaro Basile – perché cerchiamo di fare la nostra parte e di farla a partire dal cibo, è a tavola che si fanno gli affari migliori. Quando il Comune ci ha proposto di partecipare abbiamo aderito convinti di voler fare questo viaggio insieme». Sono realtà anche molto diverse tra loro quelle che ieri si sono conosciute e contaminate tra loro. I ragazzi impegnati a sfidarsi a scacchi in fondo alla stessa piazza in cui suonava a palla il live dei Bnkr44 era forse una delle rappresentazioni più evidenti di quel tipo di contaminazione.

Al Cubo il calcio di strada

Al centro del percorso della festa c’era la corte del Cubo, è qui che la Skateschool aveva portato qualche rampa a disposizione di giovani atleti e di chiunque volesse fare una prova sullo skate. Poco più avanti c’era invece il torneo di calcio di strada, promosso dall’educativa di strada: «È nato in co-progettazione con i ragazzi e le ragazze che abbiamo agganciato da maggio – spiega Federica, operatrice che insieme al collega Luciano segue il progetto e i ragazzi -. Li abbiamo incontrati due volte alla settimana per circa due ore per tutta l’estate, giocavamo a calcio e intanto si progettava. È così che sono nate le magliette con il logo dell’Educativa di strada e due sponsor che sostengono l’iniziativa, la pagina Instagram e poi l’idea del torneo, per far conoscere questa realtà e raccontarsi». Mentre le squadre si preparano a sfidarsi Rebecca Manesha, due delle ragazze che hanno contribuito alla coprogettazione raccontano la loro esperienza: «Quando Luciano e Federica si sono presentati non li abbiamo presi bene da subito – raccontano ridendo – ma un po’ alla volta ci hanno raccontato il progetto, e alla fine abbiamo accettato la loro proposta. Sono stati bravi, hanno capito come prenderci e soprattutto come prendere loro, i ragazzi più grandi». La carta vincente è stata il calcio di strada. La co-progettazione è arrivata di conseguenza e il torneo di ieri per loro era motivo d’orgoglio: «Ci siamo riusciti con un po’ di fatica e tanta volontà, volevamo fare la nostra parte per rivalutare questa zona».

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