Ha sottoposto il nipotino di meno di 10 anni a violenza sessuale. Per un arco di tempo di quasi due anni, tra il 2011 ed il 2012. Per questo motivo ora la Procura di Forlì chiede che venga sottoposto a giudizio. Il nipotino (ora è cresciuto) non abita più in città e quindi non frequenta più la casa del nonno paterno che si trova in una frazione periferica del Quartiere Cervese Nord.

Le indagini sono scattate perché ad un certo momento il bimbo aveva iniziato a dimostrare disagio quando si parlava del nonno e della possibilità (o necessità) di dover passare del tempo a casa dei nonni. Ma per ricavare esattamente cosa fosse accaduto a turbarne la serenità, periziandolo con l’assistenza di personale specializzato e sentendolo in maniera che potesse essere utile ai fini di legge, le forze dell’ordine coordinate dl pm Filippo Santangelo hanno impiegato tanto tempo.

Alla fine per il nonno, che ha 63 anni, ma che all’epoca dei fatti ne aveva 55, la procura chiede al Gip di rinviarlo a giudizio per le accuse di violenza sessuale aggravata dall’età (il nipote non aveva neppure 10 anni) e dal fatto che il nonno ne avesse la custodia quando approfittava sessualmente di lui e della sua innocenza..

Per l’accusa il 63enne cesenate (di cui non possiamo riportare le generalità per non svelare conseguentemente chi sia la sua vittima) con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, avrebbe costretto il nipote, affidatogli dalla madre che intanto era al lavoro, a subire rapporti sessuali contro la sua volontà e, comunque compiendo col nipotino atti sessuali. Il piccolo veniva toccato nelle parti intime. Il nonno lo costringeva a farsi toccare nelle parti intime quando la mattina lo accompagnava a scuola o quando lo faceva salire in macchiNa per il tragitto del ritorno. Nella casa di famiglia quando lo aveva in custodia esclusiva, mostrava al nipotino video e riviste dal contenuto pornografico. Intanto il nonno si masturbava facendosi aiutare dal bimbo, ed arrivava anche a denudare il nipotino per masturbarlo e per sottoporlo a pratiche sessuali che il vecchio codice qualificava come “atti di libidine violenta”.

Nelle accuse lanciate al nonno il fatto che il nipote avesse meno di 10 anni è una delle tante aggravanti che può portare, in caso di condanna, ad un aumento fino a tre volte della pena prevista.

La richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero Filippo Santangelo ha come parti lese nominate sia il nipote (che nei prossimi mesi compirà 17 anni) che la madre di lui. Madre e figlio che nel frattempo si sono trasferiti lontano da quel nonno e dalle mostruosità di cui è accusato.

Per capire se il cesenate sia da processare il Gip avrà a disposizione tutti gli accertamenti e le note redatte dagli investigatori delle forze dell’ordine durante le investigazioni, assieme ad annotazioni e relazioni di polizia giudiziaria oltre ai verbali di sommaria informazione che sono state rese dalle persone informate dei fatti, compresa la vittima.

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