Cesena, vendita ex lazzaretto: due no di associazioni culturali

Contro la possibile vendita dell’ex lazzaretto, inserito nel Piano alienazioni del Comune, cioè nella lista dei 23 immobili che si vogliono mettere all’asta, si alzano voci nel mondo dell’associazionismo culturale. Italia Nostra, guidata da Luciano Terranova, definisce «un gioiello di famiglia» quel manufatto incastonato nella cinta muraria cittadina malatestiana, alle spalle della chiesa di San Domenico. In linea con una posizione già espressa più di una volta, fa notare che se lo si vendesse a qualche privato «si andrebbe a interrompere una continuità ambientale appartenente a Cesena. Da anni sosteniamo che le mura malatestiane andrebbero fatte oggetto di un restauro conservativo integrale, che riportasse al giusto valore un bene storico di grande importanza». L’ex lazzaretto non è l’unica perla, in condizioni sempre più degradate, da valorizzare. «Il percorso lungo le mura potrebbe diventare ancora di più una bella passeggiata lungo la storia della città – sostiene Terranova – Non vorremmo dover constatare, come è successo in passato con i “torricini”, che queste testimonianze storiche non appartenessero più a tutti i cittadini, ma probabilmente a chi ne farebbe un uso improprio». Il gruppo cesenate di Italia Nostra gioca poi d’anticipo su una possibile obiezione, e cioè la mancanza di soldi pubblici per procedere al restauro: «Da quanti anni non sono stati fatti progetti definitivi per la conservazione e il restauro dei nostri monumenti? Le mura storiche, con la portaccia, l’ex lazzaretto, l’ex convento di S.Agostino l’ex mulino di Serravalle, solo per citare alcune testimonianze del passato disposte lungo il perimetro storico della città, dialogano con un ambiente naturale di notevole bellezza. Se fossero stati preparati questi progetti, o se ne esiste qualcuno (a uno stanno lavorando due grandi specialisti nel recupero di beni d’interesse storico, gli architetti Pino Montalti e Sanzio Castagnoli, ndr), si potrebbe e dovrebbe fare richiesta di finanziamenti del Pnrr o da altre fonti».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Università della terza età, che esprime«preoccupazione»per la possibilevendita di «una delle emergenze architettoniche di maggior rilievo della nostra sfortunata cinta muraria trecentesca». Poi aggiunge che un discorso analogo vale per la portaccia, considerata un immobile “in disuso” e non una ricchezza per la città, o per il nuovo punto ristoro che si sta realizzando ai giardini Savelli,accanto a un tratto di mura prospiciente viale Carducci. Segnala inoltre «l’incongruenza»tra l’inserimento dell’ex lazzarettonel Piano alienazionie ilrecente incarico agli esperti architetti Pino Montalti e Sanzio Castagnoli per un progetto di intervento sui 3,8 km. delle mura cittadine. Al Comune viene chiesto di presentare un progetto di restauro complessivo delle mura, approfittando dell’occasione dei fondi del Pnrr.

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