Cesena, vaccino entro giugno a tutte le persone fragili

«Andiamo in zona arancione con prudenza e attenzione e siamo pronti ad intervenire in maniera tempestiva su eventuali focolai, perché il 48% delle terapie intensive ed il 49% dei reparti Covid sono ancora occupate da pazienti. La nostra priorità resta la campagna vaccinale e di qui a fine giugno contiamo di vaccinare l’’intera popolazione fragile». Sono i due pilastri della strategia anti-Covid indicati da Raffaele Donini, assessore regionale alla Salute della regione Emilia Romagna, durante un incontro sul tema organizzato ieri dal Pd di Cesena su Facebook. Donini ha spiegato che il ritorno in zona arancione è possibile perché in questo momento l’Emilia-Romagna ha «un Rt di 0,83 e un’incidenza di 231 casi su 100.000 abitanti, sotto il livello di guardia che è di 250, e questo è il frutto dei sacrifici di queste settimane in zona rossa». Si è poi soffermato sulla campagna vaccinale, definendola una maratona che «in estate dovrebbe portare a vaccinare tutti coloro che hanno intenzione di farlo». Su 3,8 milioni di emiliano-romagnoli interessati, ad oggi sono state eseguite 1 milione e 101.897 somministrazioni e 338.559 persone hanno completato il ciclo d’immunizzazione, cioè il 9% circa della popolazione immunizzata in tutta Italia. Poi Donini ha precisato: «Noi utilizziamo l’85% delle dosi consegnate dal Governo e seguiamo il piano vaccinale messo a punto a Roma, non esistendo piani vaccinali regionali. Le Regioni non si possono inventare delle categorie da vaccinare e abbiamo anche il dovere di mantenere delle scorte, per non mandare la gente a casa e fermare le prenotazioni. Siamo tra le regioni che vaccinano di più, in modo più veloce e adeguato nei nostri 104 punti vaccinali, dove vengono somministrate circa 20.000 dosi al giorno». Ha quindi chiarito che «in questa fase non è tanto che si debba proteggere chi ha un rischio maggiore di contagiarsi, ma coloro che se si contagiano sono a rischio clinico acuto o di morte. Ora non abbiamo le dosi per vaccinare tutti ed è quindi giusto mantenere la filiera di priorità data dal Governo». Sette le categorie a rischio elencate dall’assessore: gli anziani degenti nelle Cra, «che abbiamo immunizzato per intero, tanto che in questa devastante terza ondata non abbiamo avuto morti in quelle strutture»; gli ultraottantenni (la Regione conta di terminare di vaccinare tutti i prenotati entro i primi di maggio); le persone fragili, ossia con patologie gravi, che sono oltre 150.000, «avvisate dalle Asl ed eventualmente segnalate dal medico di base» e dovrebbero ricevere tutte la prima dose entro fine aprile (finora sono quasi 88.000 quelle alle quali è stata somministrata): gli over 75, ormai coperti tutti o quasi; la fascia 70-74 anni, che comprende 250.000 persone, che da domani si potranno prenotare; i disabili, per i quali la Regione sta predisponendo un accordo per l’accompagnamento al piano vaccinale a seconda delle varie disabilità; i “caregiver”, che «saranno affidati ai medici di base, anche se ancora non hanno i vaccini, ma speriamo di poterli dare presto». Il personale sanitario regionale è invece stato vaccinato quasi per intero «e questo ha fatto sì che i sanitari contagiati siamo stati meno dell’1%, mentre prima erano tra il 6 e 10%. È la dimostrazione che i vaccini funzionano». Il punto debole del sistema è costituito invece dalle vaccinazioni effettuate a domicilio: in media se ne fanno solo 6 all’ora in tutta la regione, perché l’assistenza ai pazienti che vengono curati a casa assorbe troppe forze per potersi dedicare alla somministrazione delle dosi in modo più massiccio.

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