Cesena, vaccinazioni in fiera fuori orario per non sprecare le dosi

«Negli spazi allestiti alla fiera di Pievesestina siamo in grado di arrivare a fare fino a 900-1.000 vaccinazioni al giorno mentre. oggi siamo attorno a 400-500. Speriamo di ricevere le forniture necessarie per potere andare al più presto a pieno ritmo». È la considerazione fatta da Vittorio Valletta, sulla scorta dell’esperienza che sta vivendo là come volontario. Dalla scorsa settimana sta coprendo alcuni turni organizzati grazie alla disponibilità di tanti cittadini che hanno raccolto l’appello del Comune e dell’Ausl per rimpiazzare gli addetti della Protezione civile nell’attività di accoglienza e accompagnamento di chi va a vaccinarsi. Riferisce di essere rimasto particolarmente colpito da due particolari che tendono a passare inosservati. Il primo è «il fatto che i medici presenti sono volontari, spesso in pensione, e questo fa capire come i professionisti sanitari siano tutti quanti impegnati a fondo sui vari fronti della lotta al Covid». La seconda cosa che ha notato è «l’incessante lavoro che viene fatto al telefono per non sprecare neppure una fiala, cercando persone già prenotate per i giorni seguenti ma pronte a presentarsi in anticipo per rimpiazzare chi rinuncia per vari motivi. Pur di riuscire a utilizzare tutte le dosi che vanno esaurite entro la giornata, perché altrimenti bisognerebbe buttarle, ho visto prolungare il servizio anche fino alle ore 20, nonostante il turno pomeridiano vada dalle 13 alle 17 e quello mattutino dalle 9 alle 13». Valletta, che si è offerto come volontario per un paio di turni a settimana, ci è arrivato nel contesto della preziosa azione di “reclutamento” fatta dai Quartieri, nel suo caso il Fiorenzuola. Nonostante il lavoro come ingegnere di Arpae e l’attività politica come consigliere comunale di Cesena siamo noi lo impegnino a fondo, si è fatto avanti non solo per spirito civico, ma anche «per la curiosità di vedere con i miei occhi come funzionano le cose». In chi si vaccina dice di «non avere visto particolari tensioni», ma «la consapevolezza dell’importanza del momento». Anzi, «qualcuno si sente un privilegiato per il fatto di potere fare una cosa che altri non possono ancora fare». E tra gli anziani non manca chi vive la vaccinazione quasi come una “gita”: «Unomi ha fatto presente che era un’occasione per uscire da casa dopo settimane in cui non aveva messo il naso fuori dalla porta».

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