Cesena, una nuova lapide per “nonno Gas” grazie agli ex bambini del campo di calcio di Serravalle

Più che un custode, Gastone Merloni, classe 1926, per generazioni di ex bambini cresciuti ai Giardini di Serravalle di Cesena è stato un po’ un nonno acquisito. È morto nel 2008, ma l’affetto di quei non più bambini non si è affievolito. Così, quando uno di loro si è accorto dello stato in cui versava la sua lapide al cimitero, senza pensarci troppo ha lanciato una proposta al gruppo storico. E grazie a una colletta hanno restituito a Merloni una degna sepoltura.


Gastone Merloni

Quel gruppetto di ex bambini, nati nella metà degli anni ’70, è ancora oggi un gruppo di amici: «Siamo tutti originari della zona di San Bartolo – racconta Gianni Rovereti, oggi osservatore e scout calcistico – e il nostro punto di ritrovo sono sempre stati i giardini di Serravalle, e in particolare quel campetto da calcio che Gastone custodiva con cura e che è stato teatro di tornei e infinite partite di calcio». In quel parco Merloni era una presenza fissa del periodo estivo, «d’inverno invece lo andavamo a trovare nel suo studio».


L’intarsiatore


Merloni era infatti un abile intarsiatore. «Uno di noi – racconta Rovereti – ho indagato un po’ sulla sua vita, un modo per conoscerlo meglio e per fissare il ricordo di chi è stato». Una “indagine” riassunta in un trafiletto che ne ripercorre brevemente la vita: «Gastone Merloni nasce nel 1926 a Cesena, nel quartiere di Porta Trova, e viene sfollato a San Carlo durante la seconda guerra mondiale; è l’ultimo di quattro fratelli, il più scavezzacollo. Ama le auto veloci, gli abiti di buona sartoria e soprattutto le belle donne; nel ’51 sposa Maria, che l’anno successivo gli darà l’unica figlia, Anita; ma avrà anche noie con la legge, a causa del traffico di sigarette di contrabbando. Collabora in bottega col fratello falegname, apprendendo magistralmente l’arte dell’ebanisteria: produrrà a mano mobili in stile barocco (mai messi in vendita) e sarà riconosciuto come uno dei pochissimi interpreti al mondo di una particolare tecnica di intarsio, cosa che gli varrà diverse esposizioni pubbliche, tra le quali quella a Bologna a Palazzo Aldrovandi, e quelle cesenati a Palazzo del Capitano e in Pinacoteca».


La passione per il calcio


L’altra grande passione di Merloni era il calcio, e di questa passione i ragazzi di Serravalle avevano fatto esperienza diretta: «È stato lui, insieme a Claudio Venturi, a promuovere la creazione di un campo da pallone ai giardini di Serravalle. Ci raccontava sempre dei grandi del calcio, del passato glorioso del Cesena in Coppa Uefa, organizzava i tornei che per noi erano veri e propri eventi. Da quel campo, in occasione dei tornei, passarono giocatori che poi sarebbero diventati professionisti. Calderoni, ad esempio, ex portiere dell’Atalanta, aveva giocato un torneo di Pasqua a Serravalle». Il campetto era prevalentemente «sabbia, terra e polvere e più di una volta – ricorda Rovereti – Merloni ha organizzato delle delegazioni per andare in Comune a protestare e chiedere che piantassero l’erba. Per un paio di volte in 25 anni abbiamo avuto l’erba perfetta, ma ci giocavamo talmente tanto in quel campo che durava poco. Però tutti, sotto la sua guida, eravamo coinvolti nel prendercene cura».

Custode e “nonno”


Nonno, custode del campo, e anche un po’ allenatore e primo tifoso: «Commentava i giocatori in campo, spesso attribuendoci soprannomi che in diversi casi ancora resistono». Muturin, Arcigno, Moviola, Traversa, Descul, Legno sono alcuni dei nomi che inventava “Gas”. «Io in particolare sono molto legato a lui», racconta Gianni Rovereti, un legame che sopravvive nel tempo anche a distanza di 13 anni dalla sua morte. «I miei nonni sono morti quando ero piccolo e per me lui è stato come un nonno – spiega – È stato lui ad avvicinarmi al mondo del calcio, a incoraggiarmi e stimolarmi nel percorso che mi ha portato a farne una professione». Oggi il suo lavoro è scoprire talenti del calcio: «Non c’è risultato professionale che sono riuscito a raggiungere in cui non abbia pensato a lui. Anche quando sono entrato per la prima volta allo stadio di Wembley da professionista, per me un sogno che si realizzava, ho pensato a “Gas”».


La colletta


Un legame che Rovereti condivide, anche nella sua solidità e profondità, con gli amici di sempre con i quali ha condiviso le partite estive e le visite allo studio di “Gas”. «Quando è arrivata la proposta di fare una colletta per la sua tomba, abbiamo fatto un po’ di passaparola e hanno aderito tutti».

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