Cesena, udito minacciato da cuffie e discoteche: sos dei medici

C’è un nemico che fa rumore ma è al tempo stesso silenzioso, nel senso che non se ne avverte la pericolosa presenza, che si aggira nel mondo dell’adolescenza. È la musica ascoltata troppo spesso a volume esagerato attraverso cuffie tecnologicamente sempre più sofisticate e potenti. Un accessorio che ormai è diventato uno status symbol tra i più giovani. La giornata del 1° aprile viene dedicata per la prima volta a questa minaccia sottovalutata, su iniziativa della Società italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale, con la cooperazione della Società italiana di audiologia e foniatria e delle associazioni di pazienti e parenti di soggetti ipoacusici. Marco Limarzi, medico specialista di audiovestibologia e audiologia infantile dell’Unità operativa di Otorino di Cesena avverte che il problema è serio: «Lo sviluppo tecnologico e la diffusione dell’uso delle cuffie espone i giovani a un timore che in altre epoche non c’era». A questo si aggiunge «il rumore ludico, quello in bar, discoteche e altri locali». Le statistiche parlano chiaro: «Nei Paesi a medio e alto reddito il 50% giovani tra i 12 e i 35 anni usa abitualmente le cuffie con livelli di suono non sicuri elo stessoproblema del rumore eccessivo si verifica per il40% di loroin locali e discoteche», sottolinea Limarzi.

L’esperto inquadra così il tema: «La problematicità del rumore dipende dall’intensità del suono, per quanto tempo al giorno lo si ascolta nella giornata e per quanti anni. La capacità di sopportazione è legata anche a un fattore genetico: quando è bassa ce ne si rende conto, perché si viene più spesso infastiditi dai suoni forti. Può capitare di essere esposti a suoni intensi al punto tale da subire un trauma acuto, e subire danni permanenti. A questo rischio si aggiunge quello di una degenerazione più lenta dovuta all’esposizione cronica al rumore, come può essere, nel caso dei giovani, l’uso prolungato e a volume non sicuro delle cuffie». Gli effetti nocivi sono molto variabili: «Uscendo dalla discoteca può capitare di avere la sensazione di sentire i suoni ovattati e quella è una reazione tipica all’esposizione al rumore eccessivo. Quella sensazione di ovattamento è una perdita temporanea dell’udito; la mattina dopo ci si sveglia e si sente normalmente, ma alla lunga rischia di diventare invece permanente». La regola di base da osservare è semplice: «L’esposizione non dovrebbe superare gli 80 decibel, che è tra l’altro quello che l’Unione Europea sta imponendo ai produttori di cuffie, e non andare oltre le 40 ore settimanali». L’altra esigenza è quella «da un lato di essere consapevoli dei rischi, dall’altro di adottare comportamenti e accorgimenti che aiutino a contenerlo e ridurlo». Limarzi consiglia di affidarsi sia ai tradizionali e sempre utili «tappi» quando si è in luoghi molto rumorosi, sia a «nuovi sistemi». Fa infatti notare che «quella stessa tecnologia che in un certo senso causa il problema può venirci anche in aiuto. Ad esempio, molti dispositivi registrano per quanto tempo e a quale intensità si sono utilizzate le cuffie».

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