Cesena. Dopo l’udienza, anziché tornare ai domiciliari, si è fermato al bar

CESENA. Era uscito dagli arresti domiciliari per recarsi i Tribunale a Forlì ed assistere al processo in cui è imputato per la detenzione di armi pericolose.
Anziché tornare agli arresti domiciliari, una volta finita l’udienza, si è fermato al bar. È qui che lo hanno trovato i carabinieri di Cesena ed è qui che lo hanno di nuovo arrestato: con l’accusa di evasione.
Si tratta di un volto noto alle forze dell’ordine. In passato infatti è stato condannato per aver fatto esplodere con un ordigno la vettura dell’avvocato che all’epoca lo difendeva nella causa di separazione. Il tutto dopo che aveva minacciato anche un altro avvocato penalista. Non è dunque (e non solo agli occhi di investigatori ed inquirenti) la persona “più adatta” per starsene in giro se il Tribunale ha invece sentenziato che debba starsene ai domiciliari. A maggior ragione se, come in questo caso, si tratta di domiciliari dovuti ad accuse di possesso illegale di armi.

Ad ottobre, come molti forse ricorderanno, i carabinieri della Stazione di San Carlo erano scesi di qualche chilometro in direzione di Cesena per arrestate, in flagranza di reato per detenzione illegale di armi e munizioni, il 49enne cesenate, con numerosi precedenti penali alle spalle tra cui quello del gennaio 2012 quando fece esplodere in via Pietro Turchi una vettura (danneggiandone altre 5) usando come arma una bomba a mano tipo “ananas” di origini balcaniche, potenziata artigianalmente.
Per quei fatti patteggiò prima 4 anni (auto del legale) e poi altri 4 mesi (per le 5 ulteriori vetture danneggiate), pena che ha scontato in carcere e parzialmente con affidamento in prova.
I carabinieri di San Carlo nel corso di una perquisizione presso la casa del 49enne, nascosti in vari punti trovarono nella disponibilità dell’uomo un revolver a tamburo di presumibile fabbricazione artigianale ma caricato con 5 proiettili calibro 8; poi 15 cartucce da caccia; una carabina ad aria compressa con binocolo ed una balestra con relativi 5 dardi pronti all’uso.

L’uomo, privo di qualsivoglia autorizzazione per la detenzione o il porto di armi e munizioni, era stato conseguentemente tratto in arresto e, dopo le formalità di rito, era stato tradotto presso il carcere di Forlì a disposizione della magistratura. Il giorno dopo su richiesta del pm Lucia Spirito, il gip del Tribunale di Forlì Giorgio di Giorgio aveva convalidato l’arresto ed aveva accolto la richiesta dell’accusa di applicazione della custodia cautelare in carcere. Poi col passare dei mesi quella detenzione in attesa di giudizio di era trasformata in domiciliari.
Nei giorni scorsi il 49enne doveva presenziare alla prima udienza del processo per le accuse delle armi detenute illegalmente casa.
Processo rinviato perché si tratta di accuse gravi (che per legge devono essere esaminate da un Tribunale collegiale); invece per errore il fascicolo era stato affidato al giudice monocratico (Marco De Leva).
Processo rinviato subito, insomma. Il 49enne così è ripartito alla volta di Cesena. Ma non subito a casa come da prescrizione di legge. Si è fermato al bar.
E’ qui che lo hanno trovato i carabinieri. Che con l’accusa di evasione gli hanno subito stretto nuovamente le manette ai polsi.

Due giorni fa il rito direttissimo. L’uomo (difeso dall’avvocato Fabrizio Ragni) in rito Abbreviato è stato condannato a 10 mesi e ricollocato agli arresti domiciliari con questa nuova pena da scontare. «Una sentenza – spiega il suo difensore – contro la quale una volta lette le motivazioni è altamente probabile che proporremo Appello. Si è trattato di una violazione minima in quanto il bar in questione è molto vicino a casa sua e sulla direttrice per farvi rientro». Una “leggerezza” insomma, secondo la difesa, per la quale la sentenza letta può apparire eccessiva.

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