Cesena: una donna ucraina e una donna russa unite nel no alla guerra

Una è ucraina di Kharkov, l’altra è russa di Mosca. Si sono ritrovate unite a pregare per la pace durante una veglia nella parrocchia di Sorrivoli assieme ad altre cento persone. A. K. ed E. M. vivono a Cesena, venute entrambe in Italia “per amore”, una 20 anni fa e l’altra da 6 anni. Qui hanno costruito la loro vita. Fra di loro parlano russo, perché come spiega la prima… «Nella nostra città abbiamo sempre parlato russo, solo nel 2000 ci hanno imposto l’ucraino, prima a scuola si studiava solo due volte la settimana. L’ucraino si parlava solo nei paesini di campagna. Io mi sono sempre sentita ucraina, pur parlando russo».

Le due si dicono cresciute con gli stessi antenati, le stesse favole, le stesse canzoni cantate dalla mamma prima di dormire.

Origini comuni

La comunità russo – ucraina, spiegano non è una comunità chiusa «Siamo persone molto aperte, ci ritroviamo spesso e siamo molto integrate nella comunità cesenate». Entrambe sono cresciute conoscendo la situazione di tensione fra la Russia e l’Ucraina e pur senza voler scendere nei particolari politici e storici, tutte e due hanno deciso di raccontare come stanno vivendo tutto questo per lanciare un messaggio di fratellanza e pace fra i popoli.

Sofferenza

«Quando non sei direttamente coinvolto fai fatica a capire la sofferenza di chi è da un’altra parte. Da una settimana i nostri amici e parenti in Ucraina scappano dal Paese o sono nascosti nei sotterranei e l’unica cosa che oggi dà loro coraggio e speranza sono i nostri messaggi che mostrano loro come in tanti manifestino per la pace e la deposizione delle armi. È l’unica cosa che hanno, perché da qui non possiamo fare altro – racconta A.- Nel Paese, ma anche in Russia nessuno credeva che Putin sarebbe arrivato a tanto. Quando settimane prima io, allarmata per le notizie che avevo sentito, avevo chiesto a mia madre e mio fratello di venire qui in Italia, mi sentivo rispondere che ero paranoica, perché nessuno in Ucraina pensava che mai sarebbero arrivate le bombe, la guerra. Per fortuna mia mamma si è convinta e poco prima dello scoppio dei bombardamenti è venuta in Italia. Questa non è una guerra dei popoli, è creata solo per separare due popoli che sono cresciuti con le stesse tradizioni».

La situazione emotiva

«Prima c’è stata la pandemia che ha separato le persone ed ora ci vogliono dire che dobbiamo diventare nemici. Perché me la devo prendere con lei che è nata a Mosca? Nel 2022 in Europa non può esserci la guerra, i problemi si risolvono con le parole non con le armi. Non dobbiamo farci trascinare da questi odi e da questi manipolatori che vogliono mettere le persone le une contro le altre».

Al telefono

A. sente tutti giorni suo fratello ed i cugini rimasti in Ucraina col telefono tramite whatsapp , telegram e i social. Su Facebook l’escalation della guerra è stata incalzante: dalle prime richieste di capire cosa fossero “gli scoppi” fino ai rifugi anti bomba. «Non conosco nessuna persona né russa, né ucraina, né bielorussa che viva questi giorni senza stare male – racconta E. – Io ho creato molte amicizie con le ragazze ucraine qui a Cesena. I nostri bimbi giocano assieme e loro cresceranno italiani e manterranno le loro origini, arricchendosi a vicenda ed arricchendo la società. Questa situazione ci costringe a scegliere fra Russia ed Ucraina, ma io non voglio scegliere. Certo gli ucraini in questo momento chiedono ai russi “perché voi non vi fate sentire? Per favore manifestate, fate qualcosa!”. Ma tutti i russi che vedono e seguono quello che sta succedendo non sanno bene cosa fare. I russi non dormono da una settimana perché sono molto preoccupati per la situazione in Ucraina. È vero che c’è molta gente che manifesta, ma è la parte più piccola delle persone quella che si sente di rischiare: il resto della popolazione non esce in piazza ma soffre comunque. C’è anche poi una parte di popolazione disinteressata che crede a quello che gli dice la tv, ma c’è anche la parte che capisce totalmente la tragedia e provano tanto dolore ma non si espongono. Io sono in questo gruppo di persone perché penso che adesso sia il momento che quelle forze che vogliono rovinare la nostra amicizia e la Russia possano approfittare della rabbia delle persone per ottenere quello che vogliono. Io da russa non mi aspetto che gli ucraini ora ci capiscano, perché loro sono sotto le bombe, ma come donna, come cristiana, voglio abbracciare la loro sofferenza e se, con una mia parola, un gesto, posso farli soffrire meno, lo faccio».

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