Cesena, uccise la madre: pericolosità da valutare e sentenza

Anche se è in grado di sostenere un processo penale non era capace di intendere e volere al momento in cui ha ucciso sua madre.

È partita da questi due capisaldi congelati già in incidente probatorio la Corte d’Assise in Rito Immediato per l’omicidio di Luciana Torri: la 64enne di Bora ammazzata con sette coltellate al petto dal figlio di 30 anni Federico Verdoni.

Davanti al presidente Monica Galassi (con giudice a latere Maurizio Lubrano) Federico Verdoni era in aula assistito dall’avvocato Marco Moretto, mentre l’accusa era sostenuta dal pm titolare dell’inchiesta, Filippo Santangelo.

La terrificante vicenda è avvenuta l’11 giugno 2020. Come tutti tra Bora e Borello, ricordano ancora in maniera fin troppo vivida, Verdoni aveva raggiunto la madre a casa nel tardo pomeriggio. Era arrabbiato per motivi che non ha mai chiarito in maniera lineare nemmeno durante gli interrogatori: forse perché era stato rimproverato per essere rientrato a casa tardi o forse perché si sentiva tenuto “sotto pressione” dalla madre per altre cause di natura domestica. Di certo c’è sempre stato che il 30enne era seguito dall’Igiene Mentale Ausl.

La donna accoltellata al petto non aveva potuto neppure urlare: o se lo ha fatto è stato in maniera così flebile da non essere sentita dai condomini di via Dell’Orto 5, all’interno della casa che condivideva col figlio.

Con la madre a terra ancora agonizzante Verdoni si era denudato ed era uscito di casa senza nemmeno indossare scarpe o calzini per proteggere i piedi dall’asfalto. Completamente nudo camminava per strada ed internet si era ben presto riempito di video del giovane nudo in giro per la frazione di Borello. Nessuno tra gli autori di quelle immagini poteva anche solo lontanamente ipotizzare la tragedia che si era appena consumata. Tante erano state anche le telefonate al 112 per segnalare quella persona senza vestiti in strada. Mentre i carabinieri fermavano il 30enne in piazza San Pietro in Solfrino chiedendogli cosa facesse in giro nudo e ricevendo in risposta una prima confessione sul delitto, un vicino di casa aveva visto la porta della casa aperta ed entrando aveva trovato il cadavere della donna.

Prima che in cella alla Rocca in attesa di giudizio Verdoni venne anche ricoverato in psichiatria al Morgagni di Forlì.

In questo tempo è stato sottoposto ad un incidente probatorio dove è stata cristallizzata una consulenza richiesta dalla procura. Il dottor Giancarlo Boncompagni ha risposto ai quesiti che gli erano stati posti spiegando che Federico Verdoni non era in grado di intendere e volere quando ha rivolto la sua improvvisa (e per tutti inattesa) furia omicida contro la madre.

Allo stesso Boncompagni ieri in aula è stato chiesto un aggiornamento sulla pericolosità sociale di Verdoni: un atto che per legge va aggiornato ogni sei mesi in casi simili.

Il rito immediato di giudizio partendo dai dati acquisiti dell’incidente probatorio e dall’aggiornamento che arriverà, porterà il prossimo 10 maggio alla sentenza: che se sull’elemento oggettivo ha poco di nuovo da dire (l’imputato non ha mai negato di aver ucciso la madre) sull’elemento soggettivo traccerà il futuro del 30enne e su quale debba essere in base alla sua pericolosità la misura di sicurezza e di cura da applicare nei suoi confronti.

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