Cesena, tuffo nell’età romana tra mosaici, lucerna e ceramiche

Camminata sulle orme della Cesena d’epoca romana, sotto la guida di un esperto, con gli occhi puntanti prima di tutto su quella che è destinata a diventare la maggiore attrazione in quel campo: il “mosaico della pantera”. È stato ricco di stimoli il secondo appuntamento tenuto dal Gruppo Archeologico Cesenate. Gianluca Battistini, ha accolto circa 25 partecipanti al museo archeologico all’interno del chiostro di San Francesco. Chiuso al pubblico ormai da anni, è in attesa di una riapertura in grande stile, in spazi in parte nuovi. In via straordinaria, sabato sono stati presentati diversi mosaici appartenenti a domus romane, rivenuti fortuitamente durante lavori di scavo in centro. Su tutti, uno pavimentale in pietra ritrovato nel 2018 in via Strinati, durante scavi per un impianto idrico. Risalente al II o IV secolo d.C ed era stato realizzato per ornare il pavimento di un salone di un’importante domus del centro. È una rappresentazione del tutto esotica, che desta ancora qualche domanda sul fatto se la fiera rappresentata fosse un orso o una pantera; di certo l’artista raffigurava un ricordo, in quanto questi animali non poteva averli osservati a Cesena. Sono raffigurati anche vasi, fiocchi ornamentali e sono state utilizzate pietre diverse per ottenere una differente cromaticità. In basso è inoltre rappresentato un medaglione, di cui oggi si può notare solo una parte. Questo gioiello purtroppo non è stato rivenuto per intero e le lacune presenti, hanno portato gli studiosi a formulare diverse teorie. La prima è che in un periodo post-romano sopra di esso fu costruita una tomba o un ossario, rovinandone una parte superiore (in epoca romana erano vietatissime le sepolture in casa. Secondo altri, l’orientamento delle fabbricazioni delle domus era invece differente rispetto all’impostazione della città di oggi. Il mosaico, nel corso del tempo, è stato rimaneggiato anche con pietre differenti (le parte esterne più scure sarebbero finite sotto i mobili e nessuno se ne sarebbe più accorto). Sono stati poi osservati altri mosaici, rivenuti da un palazzo comunale antico della città, con forme geometriche e decorazioni che lo rendono unico. Tra le numerose testimonianze della presenza dei romani sul territorio cesenate c’è anche una lucerna in bronzo ritrovata tra il 1998 e il 1999, durante i lavori in un pozzetto nella piazzetta Cesenati 1377. Sepolta, era simbolo di buon auspicio: fu posta in quel punto durante il rito di fondazione che segnò il passaggio dalla civiltà etrusca a quella romana.

La visita è proseguita nel convento San Domenico, dove nei sotterranei è presente il magazzino che conserva diversi tipi di ceramiche d’età romana. L’archeologa Lisa Maraldi le ha descritte. Ce ne sono per tutti i gusti: a vernice nera, risalenti all’età repubblicana, ceramiche rosse, quelle dette “mediadriatiche” e quelle più comuni. Con quelle rosse e medieadriatiche venivano realizzate oggetti da servizio come coppette, bicchieri ed erano le più ricercate in commercio. Quelle definite comuni, invece, costituivano i manufatti realizzati a livello più locale. Si sono potuti ammirare anche colli d’anfora di dimensioni ridotte. In età romana le più grandi erano utilizzate anche per bonificare il terreno o per contenere corpi di bambini deceduti. Numerose sono state ritrovate durante i lavori della Grande Malatestiana. Fra gli utensili esposti, anche piccole lucerne, fondamentali per illuminare gli ambienti bui, e boccette che contenevano profumi.

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