Cesena, Toscana virus: 10 ricoverati al Bufalini con la meningite

Pochi lo conoscono, ma ha iniziato a circolare dagli anni Settanta in Toscana e ora anche nel Cesenate sempre più persone che ne vengono colpite faticheranno a dimenticarlo. È un virus trasmesso dalle punture dei pappataci, insetti simili a piccole zanzare. Nella maggior parte dei casi viene inoculato nell’organismo in modo asintomatico o causando disturbi lievi. Ma a volte provoca meningiti molto fastidiose e da non sottovalutare, che rendono necessario il ricovero ospedaliero. Dallo scorso maggio a oggi, sono arrivati al Bufalini 10 di questi casi, tre dei quali negli ultimi giorni. È Toscana virus il nome di questo nuovo nemico da cui guardarsi. Negli ultimi anni sta infettando sempre più persone, perché «i pappataci, che sono i suoi unici vettori, si stanno diffondendo dalla fascia pedecollinare alla pianura, più densamente popolate».

A spiegare di cosa si tratta, quali problemi può causare e come provare a difendersi ci pensa Chiara Reali, dirigente dell’Igiene e Sanità Pubblica di Forlì-Cesena dell’Ausl Romagna. «Il Toscana virus è conosciuto dagli anni Settanta ed è stato isolato per la prima volta nella regione da cui ha preso il nome. Viene trasmesso dai pappataci, non solo all’uomo ma anche agli animali domestici come cani e gatti e ad altri mammiferi d’allevamento. Quei flobotomi sono silenziosi, a differenza delle zanzare, e colpiscono soprattutto di sera, con punture dolorose. Quando lo fanno possono trasmettere il Toscana virus, che spesso è asintomatico o paucisintomatico, ma può provocare anche la meningite, che colpisce il sistema neurologico e necessita di trattamenti mirati. Il problema è concentrato nel periodo estivo, da maggio a ottobre». Una volta punti – prosegue la dottoressa Reali – l’incubazione è di 3-7 giorni e i sintomi che compaiono vengono superati generalmente dopo 7 giorni, di solito senza lasciare strascichi. I disturbi nella fase acuta dell’infezione sono piuttosto pesanti: forte mal di testa, febbre, nausea e vomito, oltre a sintomi caratteristici come la rigidità nucale, la fotofobia, cioè il grande fastidio provocato dalla luce, e una grande difficoltà a sopportare i rumori. Il rischio di diffusione di un’epidemia di massa resta più limitato rispetto ad altri virus, perché per questo specifico «l’uomo è un ospite terminale e quindi non può avvenire il passaggio da persona a persona, ma solo attraverso la puntura del flebotomo». Perciò bisogna difendersi con azioni preventive, ossia «mettendo repellenti sulla cute o coprendo le parti scoperte del corpo e proteggendo gli ambienti chiusi con zanzariere».

Se si notano concentrazioni di pappataci, c’è poi l’extrema ratio dell’utilizzo di insetticidi. Reali, segnalando che «il trend è in aumento in tutta Italia, a seguito della diffusione dei pappataci a quote più basse del solito, in zone urbanizzate», invita ad assumere una linea di «giusto allarme ma senza allarmismi». Anche perché «nell’ultimo biennio in Italia non si è verificato alcun decesso per Toscana virus».

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