Cesena, tecnologie futuristiche per l’ospedale Bufalini: pronti 35 milioni

Algoritmi con intelligenza artificiale, internet of things, realtà virtuale aumentata con uso di ologrammi, robotica. Non sono ingredienti di un film di fantascienza ma tecnologie all’avanguardia che saranno a disposizione nel futuro ospedale Bufalini, quello che sorgerà vicino al casello autostradale a Villa Chiaviche. La prospettiva è che diventi operativo nel 2028, ma c’è già grande curiosità sul volto che avrà. Al di là dell’aspetto architettonico e strutturale, pur importante, a fare la differenza sarà la qualità delle diagnosi, delle terapie e degli interventi chirurgici che saranno eseguite all’interno di quelle mura. E questo dipenderà prima di tutto dalle capacità professionali dei medici e degli altri operatori sanitari, ma anche dalle apparecchiature che avranno a disposizione. In molti settori della medicina, a partire dalla chirurgia, si stanno facendo grandi passi avanti negli ultimi anni, e cambiamenti ancor più rivoluzionari sono dietro l’angolo. Perciò nel percorso di progettazione si sta prestando grande attenzione alle dotazioni tecnologiche che dovrà avere il nuovo ospedale. Sono in corso incontri con i vari professionisti del Bufalini proprio per definire su quali dispositivi puntare e come distribuirli per soddisfare al meglio le variegate esigenze di ogni reparto.

Acquisti per 35,5 milioni

Un solido punto di partenza è la previsione di un budget di ben 35,5 milioni di euro per l’acquisto di tecnologie biomediche. In particolare, andranno comprate grandi apparecchiature di diagnostica per un costo complessivo stimato in circa 11,2 milioni. Per quelle di media tecnologia si investiranno invece 24,3 milioni. Per quel che riguarda le apparecchiature esistenti, la linea scelta è semplice: verranno trasferite nella futura struttura ospedaliera quelle mobili con meno di 8 anni d’età, mentre le altre saranno smaltite se sono troppo vetuste o saranno riutilizzate in altri contesti. Qualcuna potrebbe essere preziosa per potenziare le Case della salute, trasformandole sempre di più in punti in grado di fornire prestazioni sanitarie non troppo complesse ma più significative di quelle garantite nei tradizionali ambulatori dei medici di base.

Le tecnologie Hiot

Tra le novità più affascinanti di cui si sta ragionando c’è l’esplorazione delle nuove frontiere delle tecnologie di ultimissima generazione applicabili all’ambito medico. Per esempio, una grande svolta nelle cure potrebbe arrivare da quello definito Hiot, sigla che sta per “Healthcare internet of things”, cioè “internet delle cose al servizio della salute”. Si tratta di un sistema per garantire una gestione, un monitoraggio e un controllo costante dei pazienti ricoverati, ma anche di quelli che seguono cure e terapie a domicilio grazie alle informazioni restituite da tutti i dispositivi connessi alla rete e al Cloud. Il funzionamento è simile a quello della domotica, il comando a distanza degli impianti di casa, come luci e riscaldamento. In medicina questo consente, tra le altre cose, di superare le barriere fisiche e logistiche, rendendo possibile l’assistenza medica da remoto e le cure a domicilio del paziente. Grazie a dispositivi connessi, il personale sanitario è in grado di tenere sotto osservazione il paziente in qualsiasi momento, controllando parametri fondamentali come la temperatura corporea, la pressione arteriosa o il livello di glicemia. L’analisi dei dati può essere affidata a specifici software che generano avvisi d’allarme se qualcosa non va. E si può così intervenire, in caso di necessità, modulando le terapie, o, quando serve, disponendo il ricovero. Tra le patologie croniche più adatte a essere trattate in questo modo ci sono il diabete e le cardiopatie, ma il campo d’azione è potenzialmente vastissimo.

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