Ha 11 anni ed è un bel ragazzino, molto vitale, instancabile, irrefrenabile. Essendo autistico, il suo spirito indomito presenta caratteristiche identificabili con quella sindrome e convivere con persone di tale impeto è una fatica fisica e mentale gigantesca. Sua mamma è da sempre attentissima a controllare i parametri di salute del figlio, anche attraverso esami diagnostici in grado di poter, quanto meno, chiarire un po’ meglio le sue condizioni reali.

Da quasi tre anni era in attesa di un esame da effettuare all’ospedale Bufalini; il digrignamento dei denti del figlio ha comportato conseguenti problemi a masticazione, orecchio, dolori allo stomaco e perciò la Tac panoramica di 3 minuti, con lieve sedazione (per mantenere più tranquillo il ragazzo), a cui si sarebbe dovuto sottoporre il ragazzino era davvero tanto attesa. Finalmente, venerdì scorso, è stata chiamata all’appuntamento, e le è stato comunicato che avrebbe dovuto affrontare l’esame diagnostico nella mattina di lunedì 23 novembre.

Il giovanissimo paziente è arrivato preparatissimo in ospedale. Aveva affrontato tutto l’iter richiesto, compreso il presentarsi a digiuno. Il ragazzino ha atteso a lungo il proprio turno, con la mamma che cercava di contenerne l’esuberanza. Però, dopo tanta attesa, è arrivata la delusione. Le è stato detto che l’esame non si poteva più fare. Il motivo? Il figlio non aveva fatto il tampone, per il semplice fatto che nessuno aveva comunicato alla madre questa necessità, neppure il venerdì, al momento della conferma dell’appuntamento del lunedì.

«Dopo tre anni di attesa, dopo tutta la preparazione che ci ha richiesto – commenta la donna – ci si sente davvero frustrati. Mi domando come una struttura sanitaria che viene considerata di qualità sia lontana anni luce dal comprendere cosa significa avere un figlio autistico, peraltro di grado severo come il mio, incapace di capire la fatica che si fa in ogni momento del giorno, e non si renda conto che il cosiddetto “protocollo” non esiste per persone autistiche, perché continuamente va modificato. Questo era un esame atteso da tantissimo tempo, necessario per i molti problemi subentrati a mio figlio in questi anni. Non avrebbero mai dovuto rimandarci indietro; il disguido relativo al tampone si poteva risolvere facendo sia l’esame che il tampone stesso».

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