Cesena, stralcio cartelle: «Non è un referendum sul Governo»

«Vi prego di non considerare questa proposta di delibera come un referendum pro o contro il governo», questo l’appello che l’assessore al Bilancio Camillo Acerbi lunedì sera ha rivolto ai consiglieri presenti in Commissione 1 presentando la delibera su cui il Consiglio comunale dovrà esprimersi nella seduta convocata oggi alle 16.30 e che propone di opporsi allo stralcio delle cartelle esattoriali come previsto dal governo nella legge di bilancio approvata a fine 2022. Un appello che sembra aver fatto particolarmente breccia nelle opposizioni che da un lato continuano a vedere motivazioni ideologiche dietro la scelta proposta dalla Giunta (Lega, M5s), dall’altro l’accusano di non voler fare i conti (politicamente parlando) con il fatto che per anni non si sarebbe fatto abbastanza per contrastare gli insoluti.

La conciliazione volontaria

Nell’illustrare la delibera Acerbi è partito da una relazione tecnica che illustra innanzitutto cosa prevede la misura del governo: e cioè due meccanismi di stralcio parziale delle cartelle esattoriali che, per la loro riscossione, siano state affidate all’Agenzia delle Entrate Riscossione (Ader). Al primo di questi due meccanismi i Comuni non possono opporsi e prevede la possibilità per il cittadino di accedere a una conciliazione con Ader e ottenere così, in cambio del pagamento, una riduzione del proprio debito. Si tratta di una misura che riguarda cartelle esattoriali di qualunque importo e relative a un periodo che va dal 2000 a giugno 2022 e che rimarrà accessibile indipendentemente dalla decisione che prenderà il Consiglio comunale sulla seconda delle due misure previste dal governo.

Lo stralcio massivo

Quest’ultima, la sola su cui è stata data agli enti locali facoltà di opporsi, riguarda invece la possibilità di procedere a uno stralcio massivo, applicato automaticamente a tutte le cartelle in carico ad Ader, purché relative al periodo 2000-2015 e di importo attuale inferiore ai 1.000 euro. L’importo complessivo dei carichi la cui riscossione è stata affidata ad Ader ammonta a 9,9 milioni di euro, il 99,4% riguarda contravvenzioni al codice della strada. Riferiti allo stesso periodo esistono anche 2,8 milioni di euro di crediti che fanno riferimento a debiti di altra natura (tributari, patrimoniali) ma essendo la loro riscossione affidata a Sorit, non rientrano nei criteri previsti da questa misura.

Lo spirito del diniego

Questa differenza è uno dei «motivi oggettivi» che l’assessore ha citato motivando la proposta della Giunta. Cesena a differenza di quanto accade in altri Comuni nel tempo ha diminuito sempre di più gli incarichi affidati ad Ader che come riscossore si è rivelato «non sempre ottimale», fino ad azzerarli a partire dal 2019 dando seguito agli impegni sulla lotta agli insoluti previsti dalla mozione che il Consiglio approvò all’unanimità e che nacque su forte impulso dei gruppi di minoranza. «È in continuità con lo spirito di quella mozione che oggi proponiamo il diniego dello stralcio massivo», insiste Acerbi.

Le ragioni «oggettive»

«Ogni Comune è chiamato a decidere e nel caso di Cesena questa misura non è conveniente né per il Comune, né per il cittadino, che accedendo alla conciliazione volontaria ottiene un beneficio migliore. Andrebbe ad aiutare solo i cittadini che non hanno pagato sanzioni per violazioni del codice della strada e non ci ha altri tipi di debito, senza alcuna considerazione delle ragioni del mancato pagamento». Non solo: dati alla mano solo un terzo dei debitori sono residenti nel comune di Cesena, gli altri sono di altri comuni e un 35-40% risiede fuori Cesena. «Il Comune non sostiene spese per i tentativi di riscossione che sarebbero a carico del debitore, quindi nemmeno in questo senso la norma porterebbe beneficio alle casse comunali, ma anzi la stima è che comporterebbe un mancato incasso di circa 100-150 mila euro destinati alla parte corrente del bilancio».

Le opposizioni

Ragioni che non convincono l’opposizione. Antonella Celletti, capogruppo Lega, la definisce una decisione motivata da ragioni «ideologiche», «si rifiuta uno stralcio di debiti che comunque non verranno riscossi se non in minima parte dicendo che lo si fa per la collettività, quando la collettività già si fa carico di quel debito». «Perché insistere su crediti che tanto non verranno riscossi se non in percentuali esigue», si è chiesto Claudio Capponcini (M5s). Da Luigi Di Placido invece l’accusa è quella di incapacità dell’attuale maggioranza di ammettere e fare i conti con il passato: «non si può sempre ripartire da zero».

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