Dopo quasi 70 anni di storia e 55 di lavoro per Orlando Lucchi, “Univesti”, oggi “Uniport Studio”, si prepara a chiudere definitivamente. All’inizio del 2021 abbasserà le serrande per l’ultima volta un altro dei negozi storici del centro, uno degli ultimi rimasti in piazza del Popolo. Al suo posto aprirà un ristorante, la cui apertura è attesa nella prossima primavera.

Ristorante in arrivo

Due anni e mezzo fa Orlando Lucchi aveva lasciato “Uniport”, il negozio di via Fantaguzzi da cui poi sarebbero nate altri tre negozi di abbigliamento, e anche allora si vociferava di un’imminente chiusura per lo storico punto vendita di piazza del Popolo. Le trattative per affittare quei locali non erano però andate a buon fine e così Lucchi, piuttosto che lasciare il locale sfitto, si è messo in gioco nuovamente e ha riorganizzato e riaperto la boutique. Se oggi si prepara a chiudere, è perché ha trovato qualcuno che darà nuova vita a quei locali. Nessuno raccoglierà l’eredità di negozio di abbigliamento, come sperava, ma coerentemente con la nuova anima della piazza a farsi avanti è stata un’attività di ristorazione. «Non sono cesenati, sono imprenditori che vengono da fuori ai quali è piaciuta molto la piazza». Lucchi non aggiunge molto altro, se non che dovrebbero proporre «cucina orientale».

Sconti fino a febbraio

Da domani cominciano gli sconti della liquidazione, che si protrarranno fino a inizio 2021. «Dipende anche da come andranno le vendite – spiega Lucchi – Abbiamo il magazzino pieno. Da tempo cercavamo qualcuno a cui affittare quello spazio, lo sapevano anche i due dipendenti storici che lavoravano con me. La prospettiva di chiudere era nell’aria, quindi, ma si è concretizzata rapidamente e io nel frattempo avevo già fatto acquistato le nuove collezioni». La prospettiva è quella di proseguire «fino a febbraio, e poi nella primavera, se la situazione Covid e i permessi lo consentiranno, aprirà la nuova attività».

Nostalgia e amarezza

«Mi dispiace che nessuno si sia fatto avanti», commenta con nostalgia e un pizzico di amarezza. Alla notizia della chiusura le dimostrazioni d’affetto da parte dei clienti sono state tante: «Tanti sono dispiaciuti, a maggior ragione perché non siamo il primo negozio storico che chiude». Con quella generazione di negozi spesso a lasciare il centro è anche un’offerta qualitativa di prodotti che non viene sostituita: «Abbiamo sempre puntato sul made in Italy, e sono prodotti che hanno un costo molto diverso da quello che cerca chi fa acquisti oggi».

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