Cesena, stalking e distanze anti-molestie violate: assolto

Il rapporto a dir poco burrascoso con l’ex fidanzata, dopo una rottura che non ha mai accettato, questa volta non ha avuto conseguenze penali per un cesenate 37enne. Dopo una terza querela presentata lo scorso 21 gennaio dalla donna di Forlimpopoli, che lo aveva già denunciato nell’agosto e nel settembre 2020, è finito a processo, per una doppia accusa: stalking e violazione delle misure cautelari disposte dal giudice. Quelle che gli impedivano di avvicinarsi all’ex amata, di una decina di anni più grande di lui, e ai luoghi che frequentava. La prima grana è stata però disinnescata il 18 giugno, a seguito della decisione presa dalla parte offesa di ritirare la querela. Ieri, nell’aula di tribunale, è dunque scattata la sentenza di non luogo a procedere per la parte relativa agli atti persecutori. Ma il procedimento giudiziario, che si è svolto in rito abbreviato, con gli avvocati Beatrice Baratelli e Vittorio Tortolone impegnati a difendere l’uomo, ha visto cadere anche l’altra accusa. Il giudice ha infatti pronunciato una sentenza d’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Si è arrivati a questa decisione dopo l’esame dell’imputato e il deposito di memorie, acquisite agli atti assieme alle trascrizioni di numerosi messaggi whatsapp con contenuti minacciosi. In pratica, il magistrato ha accolto la tesi dei legali del cesenate 37enne, sposata dallo stesso pubblico ministero, per cui la violazione delle prescrizioni imposte a protezione dell’ex fidanzata fu fatta senza consapevolezza di trasgredirvi. In pratica, l’avvicinamento alla donna di Forlimpopoli, fuori dall’abitazione dove stava lavorando come collaboratrice domestica, sarebbe avvenuta con la convinzione che fossero stati revocati gli obblighi di tenersi lontano da lei, che erano stati disposti prevenire eventuali molestie. Sarebbe venuto quindi meno l’elemento soggettivo necessario perché si configuri quel reato. Per quel contatto ravvicinato, era tra l’altro stata inasprita la misura restrittiva della libertà: erano scattati gli arresti domiciliari.

La precedente condanna

La doppia assoluzione di ieri è arrivata dopo che l’uomo era stato condannato, meno di un paio di mesi fa, per due dei sette reati di cui era stato chiamato a rispondere dall’ex fidanzata. Lei lo aveva accusato di comportamenti che avevano fatto scattare varie imputazioni: stalking, estorsione, revenge porn, danneggiamenti, lesioni, violenza privata. Solo quest’ultima imputazione era stata ritenuta fondata e quindi era stata comminata una pena di 16 mesi di reclusione. I difensori dell’uomo sono comunque intenzionati a fare ricorso in Appello contro quella decisione.

Una serie di frasi dirette alla donna, emerse nel corso degli accertamenti su questa vicenda piena di tensioni che vanno avanti ormai da tempo, avevano toni davvero inquietanti. Oltre a minacciare l’ex fidanzata, intimandole di incontrarlo e anche di avere rapporti sessuali con lui, il 37enne aveva fatto esternazioni tipo «ciò che conta è che sei viva» o «dì pure addio alle gomme dell’auto». Aveva inoltre inviato a un amico un video di momenti di coppia molto intimi: questo gesto gli era costata l’accusa di revenge porn, che però era sfumata, in quanto pare che la partner non si fosse opposta alla spedizione di quelle immagini.

Commenti

  1. Ormai si può accusare un ex partner di tutto, più denunce si fanno più si può sperare in una sua condanna. La via giudiziaria al risentimento, tanto se le accuse si dimostrano false non si paga quasi mai pegno.

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