Cesena: sos aumenti tra latte e formaggi

Produrre il latte costa molto di più e inevitabilmente crescono i prezzi al consumatore.
È uno dei tanti effetti scatenati dalla pandemia a cui si è sommata la siccità degli ultimi mesi, è un problema che riguarda anche il territorio romagnolo, ma che in realtà ha molto a che fare con il cosiddetto indotto della globalizzazione che vede i mercati locali subire le conseguenze di quel che accade a livello globale e delle speculazioni che ne derivano.
Criticità da inizio anno
È una realtà con cui sta facendo i conti suo malgrado anche la Centrale del Latte di Cesena. «Il problema c’è», risponde Daniele Bazzocchi, direttore della Centrale del Latte, che spiega come almeno in parte la cooperativa si sia già mossa per aiutare i produttori che stavano entrando in difficoltà.
«Già a febbraio abbiamo riconosciuto ai nostri produttori un piccolo aumento». Il prezzo che Centrale del Latte riconosce ai suoi produttori è già superiore (in media di 6 -7 centesimi al litro) rispetto a quello che viene riconosciuto mediamente sul mercato per il latte alimentare, ma nonostante tutti questi accorgimenti (il prezzo già mediamente superiore e l’ulteriore aumento di febbraio) le criticità degli ultimi mesi sono stati tali che Bazzocchi spiega, «a ottobre abbiamo dovuto aumentare i prezzi si vendita ai nostri clienti». I prezzi sono cresciuti del 2-3% di media, ma il timore è che non basti e che all’inizio dell’anno nuovo si renderanno necessari ulteriori aumenti.
«È aumentato tutto»
«Sta aumentato tutto – spiega Bazzocchi – non solo i costi a carico dei produttori di latte che rendono più difficile trovare l’equilibri nella sostenibilità economica delle stalle, ma è cresciuto anche il costo degli imballaggi, del cartone, della plastica, che da sola ha avuto un aumento che si aggira attorno al 20%. Non c’è una singola ditta nostra fornitrice che non abbia aumentato i prezzi e che non ci abbia prospettato un ulteriore aumento nei prossimi mesi. Continua a crescere il costo della plastica, della carta, è aumentato il costo delle etichette che applichiamo alle bottiglie del nostro latte e persino quello della colla che usiamo per applicare le etichette». L’aumento dei prezzi del 2-3% di ottobre era una risposta agli aumenti cominciati ad aprile, ma il problema, segnala preoccupato Bazzocchi, «è che quegli aumenti sono già stati completamente assorbiti dai costi ulteriormente aumentati».
Difficoltà e speculazioni
A questi si sommano i costi energetici: «Noi per fortuna abbiamo il fotovoltaico, ma d’inverno non basta a coprire il nostro fabbisogno. A questi va aggiunto il costo dei carburanti, e poi ci sono i costi in stalla e l’indotto generale della globalizzazione che gli aumenti dei costi di mercato raccontano in modo chiaro». I bollettini con i prezzi di mercato da agosto ad oggi hanno visto il burro aumentare del 20%, la panna del 28%, il latte del 10%. Costi che in parte rispondono a difficoltà oggettive ma su cui pesano in modo importante speculazioni globali.
Oltre la pandemia la siccità
Alla luce di questi aumenti, spiega Bazzocchi, «Abbiamo chiesto ai nostri produttori di resistere un po’, ma anche per loro gli aumenti sono stati tali che richiedono un ulteriore intervento. La siccità e le temperature superiori alla media di questa estate hanno comportato rese minori per fieno e cereali e quindi un aumento di costi per i produttori. Noi lavoriamo con realtà piccole che hanno già di per se costi di produzione più alti e che accusano particolarmente questa situazione, ecco perché di qui a fine anno dovremo riconoscere loro qualcos’altro, altrimenti rischiano di non coprire nemmeno i costi di produzione».
Inverno «caldo»
La stagione estiva andata particolarmente bene dal punto di vista commerciale grazie all’indotto del turismo ha avuto un effetto “calmieratore” per qualche mese, ma ad ottobre l’aumento dei prezzi è diventato inevitabile e quel che preoccupa è che quegli aumenti non bastano già più. «Se non interviene il Governo in una qualche misura per calmierare questi aumenti non so come potrà andare l’anno nuovo. Noi cerchiamo di fare il possibile per contenere questi aumenti, ma ci si prospetta un inverno molto caldo dal punto di vista dei prezzi».

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