Cesena, Social&Food Experience unisce ristorazione e inclusione

In principio fu “WellDone Cisl Social Food”, il ristorante aperto a Cesena a dicembre 2019. Nel 2021 sono arrivati “Fuori Misura Social Food”, bottega con enoteca e gastronomia a Forlì, e “Binario 9 e 3/4 Social Food Experience”, il bar all’interno del parco naturale di Cervia. Da quel primo ristorante è nato infatti il gruppo Bbp, fondato da Cristofaro Basile con Filippo Bottura e Davide Pongiluppi, un gruppo imprenditoriale che si è dato come missione quello di unire ristorazione di qualità e inclusione.

Alla base, non solo del primo ristorante di Cesena ma del progetto “Social and food experience” del gruppo Bbp, spiega Lorenzo Zanarini, amministratore delegato del gruppo, c’è la convinzione «che la ristorazione sia un ambito lavorativo che ben si presta all’inserimento lavorativo di persone con disabilità e svantaggio». Il progetto in questi primi anni di vita è cresciuto non solo nel numero di locali gestiti ma anche nelle collaborazioni. Se a Cesena collaborano con Cils, il progetto di Forlì conta sulla collaborazione con la cooperativa sociale ForB, mentre a Cervia c’è la cooperativa sociale San Vitale. «Sono dell’idea che sia fondamentale avere un buon radicamento nel territorio – spiega Zanarini -, per questo per tutti i progetti siamo partiti dal coinvolgimento di realtà consolidate del posto».

Poi c’è la collaborazione con gli enti di formazione: Enaip e Technè. «Con loro abbiamo lavorato a dei percorsi di formazione dedicati alla ristorazione, uno ad esempio era dedicato alla pasticceria. Il senso è quello di dare ai ragazzi gli strumenti per affrontare questo lavoro, noi offriamo la possibilità di fare dei tirocini e laddove ci fossero le capacità e il desiderio di proseguire in questa professione, c’è anche la possibilità, a tirocinio concluso di una vera e propria assunzione. Per ora purtroppo, il più delle volte al termine del tirocinio la scelta dei ragazzi è stata quella di non proseguire». Il lavoro è in effetti di quelli in cui serve innanzitutto passione, «in un caso ci siamo riusciti, da Welldone in cucina abbiamo un ragazzo che viene dal corso di pasticceria».

C’è un aspetto che Zanarini tiene a sottolineare: «I nostri progetti stanno sul mercato, il lavoro è lavoro a tutti gli effetti. Questo significa che disabilità o no capita di essere in turno la domenica, che quando per via delle restrizioni Covid abbiamo dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione, questa ha riguardato anche le persone con disabilità e svantaggio. Significa, che al netto delle possibilità di ciascuno, tutti devono guadagnarsi il salario con il loro lavoro e se una persona non è portata o interessata al lavoro non possiamo tenerla».

Sono ristoranti insomma che non vivono grazie a contributi pubblici, al massimo qualche decontribuzione su alcune assunzioni, ma dove si dà la possibilità di lavorare a chi più difficilmente la troverebbe altrove. Questo non è l’unico mito che Zanarini vuole sfatare: «Spesso c’è un’idea un po’ “buonista” della disabilità. Chi viene da noi immagina di trovare la persona down simpatica, e quando non li trova ci chiedono “dove sono i disabili?”. Innanzitutto non tutte le disabilità sono visibili e poi le nostre attività accolgono non solo lavoratori disabili ma anche lavoratori svantaggiati. In questa categoria rientrano ad esempio i lavoratori invalidi, gli ex detenuti, gli ex tossicodipendenti». Sono lavoratori che faticano a trovare una collocazione: «Perché magari hanno più difficoltà ad imparare, o perché possono avere bisogno di tempi di riposo più lunghi o può capitare che la loro condizione sanitaria li costringa a fermarsi senza tanto preavviso».

Tra i sogni ancora da realizzare c’è quello di fare dei locali del gruppo, dei laboratori: «Ci piacerebbe essere luogo in cui formiamo professionisti pronti a fare esperienze altrove, magari esperienze che noi stessi possiamo aiutarli a trovare. Per ora questa parte del piano non si è ancora potuta realizzare, il Covid ci ha messo in difficoltà, le pause forzate per alcuni lavoratori hanno comportato una forte regressione, quando sono potuti tornare è stato un po’ un ricominciare da capo, ma il progetto è lì e continuiamo a lavorarci».

È grazie a quel primo ristorante di piazza della Libertà, Welldone Cils Social Food, che si sono conosciuti Cristofaro Basile, chef e presidente del gruppo Bbp, e Lorenzo Zanarini, all’epoca era direttore di Cils. Zanarini qualche anno dopo, lasciata la Cils, ha portato il suo bagaglio di esperienza nella cooperazione sociale del gruppo Bbp, di cui oggi è amministratore delegato. «Il fratello di Cristofaro era un dipendente della Cils – ricorda Zanarini -, lavorava nella tipografia all’epoca, e Cristofaro desiderava lavorare con lui». Basile lavorava per Welldone, tra i primi in Italia a fare hamburger gourmet, e aveva già convinto loro a far parte del progetto, mancava la sponda di Cils che non tardò a trovare: «Io amavo gli hamburger di Welldone a Bologna – racconta Zanarini – quando Cristofaro ci ha presentato la sua proposta per me è stato un segno del destino». In qualche mese quel sogno si è concretizzato e a dicembre 2019 c’è stata l’inaugurazione. Poco dopo è arrivata la pandemia: «È stato un periodo difficile, ma dall’autunno speriamo di poter realizzare la parte di progetto che ancora manca: fare di Welldone un luogo di promozione culturale, ospitando conferenze, presentazioni di libri, confronti».

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