Dopo circa due anni e mezzo alla guida del Pd di Cesena, Maria Laura Moretti lascia. Domani, durante l’assemblea comunale del partito convocata online, ufficializzerà le dimissioni da segretaria. A partire dal giorno seguente, si attiverà il percorso per l’elezione del nuovo segretario dell’Unione comunale. Dovrebbe andare in porto nella successiva assemblea comunale, entro il 25 febbraio.

Era il 25 agosto 2018 quando l’insegnante 63enne ha assunto questo incarico, che ha cercato di svolgere – riferisce lei stessa – mettendo al centro due punti chiave: «unità» e «mediazione».

Ora è convinta che si sia chiuso un ciclo e, pur esprimendo «riconoscenza» a chi le diede fiducia e sottolineando che è stato «un onore» ed è stato «appagante» ricoprire quel ruolo, pensa che sia tempo di voltare pagina. E se da un lato sottolinea alcuni risultati importanti ottenuti, dall’altro non risparmia qualche critica. Ricorda che divenne segretaria «dopo il crollo del Pd alle elezioni nazionali di marzo 2018», raccogliendo «una grande sfida». Adesso lascia citando tre obiettivi centrati di recente che le stavano particolarmente a cuore: l’elezione del sindaco Enzo Lattuca e dei 13 consiglieri comunali del Pd. il contributo dato dagli iscritti e dagli elettori cesenati alla conferma di Stefano Bonaccini alla guida della Regione e il rinnovo dei consigli di quartiere.

Moretti non lesina ringraziamenti a tutti i suoi compagni di viaggio, dai consiglieri comunali ai 12 circoli Pd cittadini fino ai componenti della propria segreteria «per il sostegno e i preziosi consigli così come per le occasionali divergenze, che ho considerato sempre opportunità di riflessione e di crescita». Una menzione speciale la riserva ad Amedeo Lusini, «che tiene da sempre le redini dell’organizzazione del partito, con dedizione e impegno impeccabili».

Dal bilancio che fa dell’esperienza vissuta traspare però anche qualche motivo di amarezza: «Unità è stata la parola chiave attorno alla quale avrei voluto costruire una visione di partito più condivisa e più flessibile, anche più “leggera” in quel gioco di ruoli che, a mio avviso, offusca sempre un po’ l’orizzonte, mettendo sempre troppo a rischio le buone intenzioni e l’agire politico per il bene della comunità. Non sempre ho respirato questo spirito di unità, ma sono stati attivati alcuni tavoli tematici grazie ai quali il partito ha aperto le porte alla città, coinvolgendo persone della società civile e non solo, disponibili a iniziare un percorso di riflessione, sia sulle nostre proposte, sia su quelle che emergevano. Avrei voluto far comprendere maggiormente quella filosofia dei tempi che un mondo sempre più velocizzato impone e che ha rappresentato spesso un problema di fondo del partito».

Non manca una riflessione più generale sulla politica e la società, provando a volare alto: «Fare politica richiede grande disponibilità di tempo e attenzione alla interrelazione. La vita di ognuno ha ritmi diversi, non sempre allineati al sogno, che però, se è condiviso, predispone anche a una interrelazione naturale e costruttiva. In questi ultimi mesi, a causa di maggiori impegni nella scuola dove insegno, mi sono maggiormente affidata all’impegno dei giovani attivisti del Pd e ho avuto conferma di quell’energia e di quella forza che avevo colto. Stiamo vivendo un tempo molto difficile, anche e soprattutto dal punto di vista politico, un tempo che sta cambiando profondamente le nostre vite e le nostre personalità sul piano della socialità, della condivisione, della costruzione di un futuro che ogni giorno si palesa in modo confuso. Voglio leggere l’energia della futura nuova classe dirigente del Pd locale come il motore di una politica più coinvolgente e più adeguata a riconquistare l’attenzione e la voglia di partecipazione di tutte le persone che vogliono reagire al peso di una pandemia che ci ha debilitato fino in fondo all’anima».

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